Sindacati e base in subbuglio La sinistra fa la Festa a Renzi

Rischio contestazioni e militanti in pressing sul presidente del Consiglio Svolta del sindaco: lodi a moda e poteri forti, critiche a «certi cattolici»

Si presenteranno «armati di tronchesi e filo spinato per bloccare uno degli accessi alla festa». É il benvenuto annunciato ieri da un dirigente del sindacato di base Usb al premier che oggi alle 17 salirà sul palco della kermesse nazionale del Pd ai Giardini Montanelli per il comizio finale. Scuola pubblica, casa, politiche del lavoro che per ora non sfornano posti a sufficienza, questo andranno a contestare e non sono escluse intrusioni anche dei centri sociali. Un'altra accoglienza fastidiosa, probabilmente, per Renzi sarà quella dei circoli Pd: gli presenteranno la lettera firmata dalla base del partito che dice chiaro che per la scelta del candidato sindaco del 2016 dalle primarie non si scappa, anche se vorrebbe calare un «uomo della salvezza» dall'alto. Non sorprende che il segretario Democratico abbia deciso di infilare il comizio tra una serie di impegni istituzionali che - ahimè - gli lasceranno dedicare non più di un'ora a una festa dell'Unità contraddistinta da polemiche sulla possibile scissione tra renziani e minoranza Dem e tra Pd e Sel, anche sotto la Madonnina. Prima Renzi sarà al Gran Premio di F1 a Monza, dopo dovrà correre sul più tranquillo palco di Expo al fianco del leader degli U2 Bono Vox, lì firmerà anche la Carta di Milano. Per questo è stato atteso a lungo ieri sera per un blitz tra i tendoni a ringraziare e stringere le mani dei volontari con le t-shirt gialle che hanno lavorato per la riuscita della kermesse.

É tornato per la seconda volta sul palco del Pd il sindaco Giuliano Pisapia, a presentare per la prima volta ufficialmente il suo libro «Milano città aperta» uscito ad aprile. Discute del modello di accoglienza, «sono fiero e orgoglioso di aver accolto settantamila profughi» e critica quei «cattolici che vanno in chiesa e fanno il segno della croce e poi la pensano come la Lega». Se invece «in tutti i Comuni ci fosse stata la volontà che c'è stata a Milano, avremmo fatti molti passi avanti, la difficoltà sarebbe superata». E ancora, contro il Carroccio, ha detto che è «facile cavalcare le paure e peraltro i più invitati in tv sono quelli che dicono “prima gli italiani“». Nel suo libro aveva contestato mezza giunta, dall'assessore al Welfare Piefrancesco Majorino all'ex alla Cultura Stefano Boeri, entrambi dati tra i papabili candidati alla successione. E ora getta acqua sul fuoco, «sono nate delle polemiche su venti righe che ho scritto nel libro, ricordavo quegli assessori con cui mi sono scontrato alle primarie» Majorino era capogruppo del Pd e aveva cercato di convincerlo a ritirarsi, un altro passaggio aveva dedicato a Carmela Rozza ai Lavori pubblici. «Nelle primarie - prova ora a sorvolare ci sono stati momenti di scontri terminati immediatamente dopo».

Ora il sindaco Pisapia guarda avanti e sostiene che «a Milano si può e si deve ancora vincere, in passato si è sempre canddiato qualcuno perchè potesse perdere nel modo migliore, noi abbiamo sfatato questa situazione, adesso si partecipa per per continuare il buongoverno». E allora, rispetto alla campagna del 2011, ora Pisapia parla bene del mondo della moda, che «crea bellezza e ricchezza», persino dei «potenti» costruttori, una volta citati come i cementificatori che asfaltano il verde pubblico e oggi invece «privati con cui collaborare proficuamente». E infien riconosce, senza citarli, i meriti degli ex sindaci del centrodestra Gabriele Albertini e Letizia Moratti per aver rivoluzionato lo skyline di Milano.