Il sindaco apre l'ufficio: fa il galante con le turiste e arruola un supereroe

Sala accoglie i visitatori a Palazzo Marino A due tedesche offre i biglietti della Scala

Chiara Campo

Tommaso ha cinque anni e da grande non ci pensa proprio di diventare sindaco. «Cosa vuoi fare, l'astronauta? Il calciatore? Anche niente?» lo stuzzica Beppe Sala. E visto che è timido rivela il suo papà che ha già deciso di diventare un supereroe. «Ne avrei tanto bisogno, allora ti metto sul tavolo e quando non riesco a fare qualcosa voli va e ci pensi tu». Arruolato. In occasione del 2 giugno il sindaco ha aperto per la prima volta l'ufficio a milanesi e turisti. É un appuntamento fisso dei primi cittadini. Dopo la cerimonia dell'alzabandiera in piazza Duomo è tornato a Palazzo Marino e prima che iniziasse la sfilata degli ospiti e fatto un pò di ordine sulla scrivania. In bella vista, il dossier sulla Brexit (il progetto di trasferire da Londra a Milano l'Agenzia europea del farmaco), quello della «Milano Photo Week» e uno sui Navigli che «diventerà caldo a breve» anticipa. Sul tavolo c'è anche un piano «interessante sulla possibilità di avere delle biciclette senza stallo, vedremo». Incastrate nella tastiera del pc tiene due bustine di «Mg.K Vis», integratore a base di magnesio e potassio («ho la pressione bassa, non è da me»). L'arredamento dell'ufficio (per ora) è minimal. C'è la grande scrivania che Sala utilizzava già da direttore in Comune ai tempi del sindaco Letizia Moratti, la stessa che si è portato in area Expo da commissario e ha voluto riportare a Palazzo Marino una volta eletto. «É stata anche la scrivania della cimice» ricorda. Nel 2009 l'ex dg fu protagonista di una spy story in Comune, spuntò una microspia in ufficio, «c'è stato un processo ma non è stato condannato nessuno, c'erano sospetti sulla società che aveva eseguito la bonifica ma il processo non ha mai accertato la responsabilità». Divano e poltrone rosse per gli ospiti, un mappamondo, la copertina di «Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band», ottavo album dei Beatles. Ma neanche un gagliardetto dell'Inter di cui è tifoso sfegatato («c'è solo nell'ufficio della segretaria»). E gli tocca fare subito una foto con un baby milanista, in visita con il nonno.

Sala passa in scioltezza dall'inglese allo spagnolo, che utilizza con due turiste in realtà tedesche, di Colonia. «Ve gusta Milano?». Gli confessano che avrebbero visto volentieri uno spettacolo alla Scala, ma non hanno trovato i biglietti. Si offre di provare a procuraglieli per la serata, fa lasciare il numero di cellulare ai collaboratori, non garantisce al cento per cento ma «se puedo», se posso. Alle 11 del mattino i turisti stranieri e italiani - soprattutto in visita a figlie che si sono trasferite per studio, lavoro o amore - battono i milanesi. Una dopo l'altra sfilano due coppie di genitori napoletani che si augurano ancora che la figlia possa tornare al sud. Arriva dalla Bovisa il primo residente che stringe la mano al sindaco. «Cosa dobbiamo fare per il suo quartiere?» domanda Sala. Risposta: «C'è parecchio da fare, intanto grazie per questa iniziativa, dai». Scatta la foto di gruppo con gli studenti del liceo Virgilio che passano la giornata a far le guide a Palazzo Marino: «Invece di andare al mare il 2 giugno, che impegno» è il grazie a nome dei 5mila che ieri tra le 10 e le 20 hanno visitato la Sala dell'orologio, Sala Alessi o l'aula del consiglio comunale.

Arrivano due giovani londinesi che fanno tappa a Milano solo un giorno, un iraniano e un giapponese, dipendente del Consolato, che è appena ottenuto la cittadinanza e ringrazia. Ma il sindaco ricambia: «Grazie a te che hai scelto Milano».