Sindaco morta dopo l'agguato La rabbia: «Tragedia assurda»

Il primo a dare la notizia è stato il varesino Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale, alla fine di una conferenza stampa: «Mi ha chiamato il direttore generale dell'ospedale di Varese, per Laura Prati è morte cerebrale». Vicino a lui Sara Valamaggi, sua vice ed esponente del Pd come la vittima, abbassa la testa commossa. Un fulmine a ciel sereno, perché Prati, sindaco di Cardano, ferita con tre proiettili dal suo ex comandante dei vigili, sembrava avviata verso la guarigione. Poi il sopravvenire di un aneurisma, il progressivo peggioramento, il coma e la morte. Subito dopo, eseguendo le sue esplicite volontà, il marito ha dato il suo assenso all'espianto degli organi.
Un morte incredibile quella di Prati, 49 anni, a iniziare dallo stesso «movente» del delitto: la vendetta di Giuseppe Pegoraro, celibe, 61 anni, ex ghisa, scoperto a gonfiare gli straordinari insieme ad altri sei colleghi nel 2005. A fine del 2012 arrivò la condanna, fu sospeso per sei mesi, poi per altri sei. Una vicenda tuttavia solo eredità dall'esponente Pd, eletta il 6 maggio di quest'anno e che dunque mai aveva avuto a che fare con le «disavventure» del ghisa infedele. Invece proprio su di lei si appuntarono le ire dell'uomo che decise di fare piazza pulita dei suoi nemici: la collega che l'aveva denunciato, i finanzieri che avevano indagato, il giudice che l'aveva condannato e la giornalista della Prealpina che aveva seguito il processo.
La mattina del 2 luglio sale nella sua auto con due pistole e due fucili con 800 munizioni, due coltelli da caccia e alcune bottiglie incendiarie. La sua «spedizione» inizia proprio in Comune, facendo irruzione nell'ufficio del sindaco dove ferisce Laura e il suo vice Costantino Iametti, di 76 anni. Poi la fuga, il tentativo di incendiare la sede della Cgil, per punire i «comunisti», gli spari contro un'auto della polizia, poi la cattura.
Nel frattempo sindaco e vice sindaco vengono soccorsi e portati in ospedale a Gallarate e Varese. Le loro condizioni non sembrano preoccupanti. Laura parla al marito, gli raccomanda i figli. Il decorso dei due degenti sembra andare per il meglio, nei giorni scorsi Iametti viene dimesso, lei trasferita a Varese per una pulizia dell'arteria. Sembra in via di guarigione, parla con i famigliari, gli amici e i colleghi dell'amministrazione, legge «Il Buio oltre la siepe». Domenica l'improvviso peggioramento, ieri alle 8.30 la morte causata da una neuropatia congenita aggravata dallo shock degli eventi. I suoi organi vengono espiantati, il cuore in particolare è atteso a Niguarda.
I primi a esprimere il loro cordoglio Cattaneo e Valmaggi, subito seguiti da Alessandro Alfieri, capogruppo Pd, e dal governatore Roberto Maroni: «Dolore per Laura e rabbia per una tragedia assurda» ha scritto su Twitter. A Palazzo Marino il consiglio è stato aperto con un minuto di silenzio, mentre hanno fatto pervenire il loro messaggio anche il cardinaleAngelo Scola e i presidenti di Anci Lombardia Attilio Fontana, sindaco di Varese, e della Provincia Guido Podestà. Molti anche i messaggi di esponenti politici nazionali come i presidenti del Consiglio Enrico Letta, della Camera Laura Boldrini, il segretario del Pd Guglielmo Epifani.