Il sindaco scrive: «Rammaricato, città rappresentata solo dai centristi». Sfogo di Fiano

Milano trascurata, Pisapia umiliato e risentito. La abbondante tornata di nomine che ha dato vita al primo governo Renzi si è trasformata in uno doppio schiaffo per la sinistra milanese. E il sindaco ieri ha reagito, dicendosi «rammaricato». In effetti basta scorrere l'elenco di ministri e sottosegretari (le cui nomine sono arrivate ieri) per verificare che nella squadra di governo dall'ex rottamatore non c'è praticamente traccia della seconda città italiana. I milanesi si contano sulle dita di una mano e quei pochissimi prescelti sono di centro. Un problema in più per il sindaco, che in prospettiva vede confermati in due posti chiave quelli che considera a tutti gli effetti dei concorrenti in vista delle Comunali del 2016: Maurizio Lupi, che viene indicato come aspirante sindaco, resta ministro delle Infrastrutture. E al suo fianco Luigi Casero conserva un ruolo chiave (viceministro) all'Economia. Altro che alleati, dunque: veri e proprio avversari. In compenso è stato snobbato l'uomo di fiducia di Pisapia, Maurizio Baruffi, renziano della prima ora. Ed è stato snobbato anche un altro milanese, cui fino a pochi giorni fa i retroscena attribuivano addirittura ambizioni e rango ministeriale, Emanuele Fiano. L'ex consigliere comunale Ds ieri si è lasciato andare a un irrituale sfogo. «Impossibile delle volte continuare a credere nel proprio lavoro» ha scritto su internet, costernato dopo che sono stati resi noti i nomi dei sottosegretari. Alla fine il Pd milanese ha portato a casa solo la nomina a sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento di Ivan Scalfarotto. Quarantanove anni, una laurea in giurisprudenza, un passato di direttore delle Risorse Umane di varie banche a Londra e Mosca, Scalfarotto è milanese ma il suo effettivo radicamento politico in città è molto relativo. Molto poco milanese anche l'altro lombardo del Pd che è stato accontentato con una poltrona: Maurizio Martina, bergamasco ex segretario regionale che è finito non si sa bene come a fare il ministro dell'Agricoltura.
Un quadro piuttosto desolante. Un certificato di irrilevanza politica per la sinistra milanese. Un certificato che è stato firmato dal giovanissimo premier, Renzi, che l'ha prima sedotta e poi abbandonata al suo destino e alla sua tradizionale debolezza, lasciando tutti sconcertati. Basta leggere l'atto di accusa del milanesissimo (e «pisapiano») assessore Franco D'Alfonso: «Colpisce - ha scritto - come il neoleader del governo e del Pd non abbia voluto o potuto o saputo segnare una discontinuità altrettanto netta con il tradizionale disinteresse dei suoi predecessori, da D'Alema a Letta passando per Prodi, per il Nord e per Milano in particolare. Un disinteresse che si traduce nella scarsa per non dire nulla considerazione anche verso i propri referenti di partito, lasciando non solo che Milano sia ancora una volta “presidiata” dal solo centrodestra a livello ministeriale, ma non lanciando alcun significativo segnale, né politico né di altro genere, al mondo politico, economico, associazionistico milanese che è impegnato in quella che tutti ritengono essere l'unica chance di rilancio a breve, l'Expo 2015».