La sinistra blocca la riforma «Maroni si deve dimettere»

Pd e Patto Civico presentano la mozione di sfiducia contro il governatore Boicottati i lavori della commissione presieduta dal consigliere arrestato

Maria Sorbi«Voglio chiarire tutto il prima possibile e difendermi dalle accuse». Dal carcere Fabio Rizzi, arrestato martedì mattina, scalpita per poter raccontare la sua versione dei fatti e spiegare. Ma il suo «processo» politico non cenna a placarsi. Anzi, il polverone sollevato in Regione Lombardia dopo lo scandalo delle tangenti in odontoiatria si trasforma in una mozione di sfiducia alla giunta Maroni. La depositeranno questa mattina i consiglieri di Pd e Patto Civico per chiedere le dimissioni del presidente lombardo. Il provvedimento potrebbe approdare in aula all'inizio di marzo per il voto finale e fino a quel giorno la sinistra non intende presentarsi ai lavori della commissione Sanità, che da Rizzi era presieduta. Questo significa una mini paralisi amministrativa: la commissione infatti, che ora è guidata da Angelo Capelli (Ncd), sta discutendo il pacchetto bis della riforma della sanità, che riguarda capitoli importanti come la salute mentale, i servizi cimiteriali e, per l'appunto, l'odontoiatria all'interno degli ospedali. «È un grande atto di irresponsabilità da parte della sinistra, una mossa strumentale» commenta Angelo Capelli, che assieme a Rizzi ha scritto il mastodontico testo della riforma. Lui per primo ha voluto disdire la riunione di ieri ma ora sostiene sia necessario continuare e smettere subito di «gettare fango sulla riforma». L'opposizione non sente ragioni. «Non abbiamo fiducia nella commissione di inchiesta che Maroni ha annunciato - denuncia il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri - perché è uno strumento inefficace. L'unica è che Maroni getti la spugna». Il governatore «non può limitarsi a scaricare l'ex amico - rincara il capogruppo Pd Enrico Brambilla - ha la responsabilità politica per averlo scelto e aver coperto, sostenuto e pubblicizzato attività senza rendersi conto di cosa stesse accadendo». Dal canto suo il presidente lombardo Roberto Maroni, pur avendo preso le distanze dal suo (ex) braccio destro Rizzi, difende la «buona sanità» della Lombardia. «Farò prevalere quella - dichiara con un tweet- con l'aiuto degli onesti. La mozione di sfiducia? Rafforzerà la maggioranza. Avanti tutta, ho passato mille tempeste» scrive, nient'affatto spaventato dalla scandalo che si ripercuote sul centrodestra. La linea di Maroni viene spalleggiata anche al di fuori della Regione. È il candidato sindaco Stefano Parisi a sostenere che la «sanità è sempre stata un'eccellenza per Milano, anche se il Comune non ha una competenza diretta in materia. La Lombardia deve preservare questi presidi di eccellenza e togliere di mezzo chiunque abbia assunto atteggiamenti impropri nella sanità». «Questa vicenda - aggiunge il leghista Alessandro Morelli, capogruppo in Comune - ha dimostrato che i controlli di Regione Lombardia funzionano. A far scattare l'inchiesta della Procura di Monza è stata proprio la segnalazione di un revisore nominato dal presidente Maroni».