Sinistra imbarazzante: il presidio in piazza diventa un match tra partiti

Bandiere a mezz'asta negli uffici comunali, la locandina con la Tour Eiffel stilizzata e la scritta «PrayforParis» (prega per Parigi) ideata da Confcommercio ed esposta fuori da negozi e ristoranti, l'invito del Comune ai teatri ad aprire gli spettacoli di ieri con le note della Marsigliese. Sembra di essere tornati all'8 febbraio, il giorno dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo. Dopo gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale francese venerdì sera, il «Je suis Charlie» diventa «Je suis Paris», e lampeggia anche sul maxi-cubo della Darsena. Ieri come allora, Milano è sgomenta e compatta nell'esprimere solidarietà ai francesi. Con manifestazioni che sono proseguite fino a sera: ancora alle 20.30 in zona 3, una veglia di solidarietà, con tanti residenti e commercianti. É stato organizzato dal Pd invece il presidio che si è tenuto alle 16 in piazza Fontana. Preceduto da uno show imbarazzante della sinistra, visto il momento. Troppa fretta, forse, di mettere il cappello sulla manifestazione. I Dem lanciano un tam tam su internet e invitano i cittadini a presentarsi senza bandiere alle 16 davanti al consolato francese in via Turati. Il console ringrazia, ma il fronte sicurezza è teso, chiede di evitare assembramenti proprio lì. A turno vanno a portargli invece messaggi di vicinanza il governatore Roberto Maroni, la delegazione di Fi guidata dalla coordinatrice Mariastella Gelmini e quella di Fdi con Marco Osnato e Riccardo De Corato che chiedono ora «militari in ogni angolo della città». Anche gente comune porta mazzi di fiori al consolato. A sinistra il presidio diventa un problema politico. Sel e Cgil dirottano i militanti alle 16 in Darsena, quelli del Pd su indicazione della questura rilanciano l'appuntamento in piazza Fontana. E i militanti sono disorientati: quelli di sinistra radicale attendono indicazioni da Sel (niente ordini dai renziani). Alla fine tutti si ritrovano in Fontana. Presente il sindaco Giuliano Pisapia, «dai messaggi che lancia l'Isis - dice - Roma è più sotto tiro di Milano». Ci sono le associazioni islamiche, non il centrodestra che bolla la sinistra di «ipocrisia. Sembra di rivedere il corteo dopo gli scontri dei No Expo - ricorda Pietro Tatarella (Fi) -, dopo aver coccolato per anni, i centri sociali hanno preso le distanze. Qui hanno aree per le moschee, eliminato il presepe dalle scuole per non offendere gli islamici. Ora scendono in piazza come nulla fosse». L'assessore Pierfrancesco Majorino, regista del bando moschee, ora da candidato sindaco fiuta il vento e ammette: «Contro il terrorismo serve un'azione più dura della comunità internazionale sul piano militare». Il presidio si chiude sulle note della Marsigliese e Bella Ciao.