La sinistra mette in scena la (finta) tregua

Tregua armata dentro la sinistra. Le incognite restano tutte. Congelate, come le candidature. Aspettando che Matteo Renzi piombi a Milano per togliere le castagne dal fuoco a tutti, amici e nemici. La fotografia della situazione pare questa dopo il vertice che ieri in via Marino ha visto intorno a un tavolo i Democratici, Sel e i vari «cespugli», civici e politici. Dopo giorni a dir poco turbolenti, il risultato è che le primarie sono confermate così come la data del 7 febbraio. Il Pd quindi ha fatto marcia indietro, ritirando la proposta di rinvio. Ma ha ottenuto un documento che garantisce la lealtà totale degli alleati, che si impegnano a rispettare l'esito delle primarie, sostenendo il vincitore chiunque esso sia.

Questo round sembrerebbe avere un vincitore: Pierfrancesco Majorino, l'assessore candidato della sinistra interna che da mesi chiede di far scegliere ai militanti il candidato. Esulta, comprensibilmente, la «SinistraDem»: «Passato il temporale la coalizione è ora più unita per vincere» ha detto ieri Barbara Pollastrini, ex ministro e oggi coordinatrice nazionale della componente «cuperliana» del Pd, che vede profilarsi «le condizioni per buone primarie». Ma tutti sembrerebbero sollevati. La «corrente» renziana del Pd può spiegare di aver chiesto un rinvio per ragioni tecniche (non per rompere) e può rivendicare di aver incassato la fedeltà di Sel, a sua volta orgogliosa per la difesa in linea di principio delle «sacre» primarie. Ieri è tornato convinto della possibilità di una nomination anche Emanuele Fiano, deputato Pd più volte dato sul punto di rinunciare.

In realtà a questa edificante ricostruzione (la pace dopo la tempesta) si aggiungono analisi molto più profonde sulla guerra di posizione in corso nella sinistra e sulla partita politica che dovrebbe portare al voto passando dalla scelta del candidato sindaco. I nodi sono tutti da sciogliere. Il tavolo non è saltato sulla data delle primarie, è vero, e il Pd milanese ha dimostrato di volere (almeno in prima battuta) salvare una certa unità del centrosinistra. L'alleanza però potrebbe saltare sui nomi, nonostante tutte le promesse di lealtà. Anche perché il Pd milanese fa i conti senza l'oste. Lavora infatti per la candidatura di Giuseppe Sala. Ma lo fa «a sua insaputa», si potrebbe dire. Sala d'altra parte non sembra interessato alle beghe della sinistra: «Lo slittamento delle primarie non è certo stato chiesto da me, e non ho nessun interesse per il fatto che le facciano al 5, al 7 o al 31. Zero interesse proprio» ha detto ieri. Sel anche per questo tradisce già un certo imbarazzo a immaginare un possibile sostegno al commissario Expo. «Adesso i candidati sono quei 4 e si parla dei 4 che ci sono» ha spiegato ieri il capogruppo Mirko Mazzali. E nessuno sa cosa voglia davvero Matteo Renzi. Se voglia fino in fondo Sala e se sia disposto ad accettare le primarie. Il rompicapo continua.