La sinistra scopre i compagni teppisti

Spunta il solito vizio: liquidare i violenti come «squadristi». Ma qualcuno ammette: «Così si rimuove il problema»

«Non sono fascisti». Il re è nudo. Dopo anni di evidenze negate, ora qualcuno a sinistra ammette che i devastatori delle città sono «compagni». Che sbagliano di grosso, ovviamente. Ma compagni. È stato il capogruppo comunale di Sel, Mirko Mazzali, a squarciare il velo delle ipocrisie e delle menzogne che da sempre a sinistra si usano come alibi per rassicurarsi e per autoassolversi. Lo ha fatto, Mazzali, con poche semplici parole: «La rimozione del problema dire: sono fascisti oppure è colpa della polizia». Uno spunto offerto su facebook alla discussione degli amici, che non hanno apprezzato molto. Qualcuno ha addirittura continuato a perseverare nell'autoillusione del «fascismo»: «Definire la devastazione di ieri un fatto fascista senza se e senza ma - ha scritto uno - è la base indispensabile per iniziare a ragionare».

In effetti, quella di Mazzali ai più sembrerà una banale constatazione, eppure per altri è un bel passo avanti. Forse troppo avanti. Finora in caso di incidenti e tafferugli finiva sempre così: dall'ultimo militante al dirigente politico, i devastatori erano liquidati come «fascisti» o «squadristi». Evidente il tentativo di scagionare la sinistra da ogni responsabilità (morale o politica). «Non c'entrano con noi», «sono una cosa che non ci riguarda», «sono di destra». Per calcolo o per riflesso, è sempre stata questa la reazione.

L'assessore al Sociale Pierfrancesco Majorino ha parlato di «teppisti fasci pseudorivoluzionari» connotando politicamente i teppisti come «fascisti». A destra peraltro hanno fatto notare, anche servendosi di foto e immagini, la differenza che è passata fra la manifestazione «No Expo» del 1° maggio e le commemorazioni di Sergio Ramelli, il 29 aprile, in cui si sono visti simboli e gesti tradizionali della destra nostalgica, ma almeno non violenze.

Ora, è chiaro che i «block bloc» sono teppisti. Teppisti che usano la politica e l'Expo, ma anche i G8 e altri eventi, come pretesto per sfogare frustrazioni e istinti. Non sono militanti dei partiti che governano Milano. Ma è altrettanto chiaro che non sono di destra. Sono figli (degeneri) di una cultura - appunto pseudorivoluzionaria - che ha avuto come incubatore l'area antagonista della sinistra. Di una parte della sinistra che per troppo tempo non ha fatto i conti fino in fondo con la violenza politica, come non li ha fatti con i valori della democrazia liberale. È noto che, alla comparsa del fenomeno terrorista, le Br erano definite «sedicenti Brigate rosse». E c'è voluta la scoperta dell'«album di famiglia» per ammettere che la folle ideologia della violenza politica non veniva da un altro pianeta o da un pianeta nero, ma dalla storia (tradita quanto si vuole) della sinistra comunista.

Ora la timida ammissione che arriva da Mazzali potrebbe essere portata avanti, con dichiarazioni e soprattutto con scelte conseguenti.