La sinistra vuole aborti facili: «Consultori, troppi obiettori»

La maggioranza chiede di potenziare i servizi per l'interruzione di gravidanza. Asl contraria: «L'esigenza non c'è, usiamo i soldi per homeless e padri separati»

Sessantottina e femminista convinta, Anita Sonego, capogruppo della Sinistra per Pisapia, torna a battagliare come ai tempi del pugno alzato e della propaganda pro aborto nelle fabbriche. Roba del tipo: l'utero è mio e me lo gestisco io. E lancia il suo allarme sui consultori: «Sono stati snaturati, non sono più quelli di trent'anni fa».

A farle eco sono la capogruppo di Sel Ines Quartieri, il consigliere Luca Gibillini e Marilisa D'Amico (Pd) che denunciano le difficoltà delle ragazze a interrompere una gravidanza. «Sono costrette a fare la fila fuori dagli ospedali dalle sei del mattino» denuncia Gibillini. «Il rischio - sostengono le consigliere rosse davanti al direttore generale dell'Asl di Milano Walter Locatelli - è che si torni a considerare l'Italia un paese in cui si ostacola l'aborto, come accadeva quando le donne erano costrette ad andare all'estero per interrompere la gravidanza». Non sia mai.

I numeri dell'Asl dicono altro: le certificazioni per consentire l'aborto in base ai diritti sanciti dalla legge 194 sono oltre 2mila all'anno. Non esattamente poche. «Ci sono 5 consultori su 47 che si occupano di questo - precisa il direttore sociale Asl Claudio Sileo - Direi che non ne servono di più poiché sono tutti facilmente raggiungibili. Inoltre gli obiettori di coscienza tra gli ostetrici sono solo quattro su una trentina».

Ma le pasionarie della sinistra non mollano il colpo: «L'obiezione di coscienza è troppo alta in Lombardia - rincara la dose la D'Amico - Così si rischia di annacquare la tutela del diritto delle donne. E poi serve più prevenzione sessuale nelle scuole». Il direttore Locatelli è disposto a potenziare la prevenzione nelle scuole contro malattie sessuali e Aids ma finora non è stato certo con le mani in mano, tanto che l'Asl di Milano è appena stata premiata a Roma per i suoi progetti informativi tra gli adolescenti.

«I dati ci dicono che nei consultori viene seguito meno di un parto al giorno - spiega - Quindi non avrebbe senso potenziare il servizio. Vorremmo piuttosto utilizzare le nostre risorse in altro modo, per rispondere ad esigenze più attuali». Tra queste l'emergenza dei padri separati e degli homeless: in Regione Lombardia si è discusso di come organizzare l'assistenza sanitaria per le persone che non hanno una casa. E si sta ipotizzando di ospitarli nei dormitori usati durante l'inverno e in altre strutture per il periodo post ricovero ospedaliero. L'Asl provvederà alla loro assistenza. Ma in Comune c'è parecchia preoccupazione sui futuri orientamenti del consultori. Non ne fa segreto nemmeno l'assessore ai Servizi sociali Pierfrancesco Majorino: «I consultori devono conservare la loro capacità di assistere la donna. È fondamentale».