Slogan e promesse, così l'arancione è sbiadito

Il sindaco: «Ho liberato Milano». Ma ora i milanesi l'hanno bocciato

di Antonio Ruzzo

L'arancione a Milano evidentemente è un colore che sbiadisce. O forse chi doveva tirare il rigore decisivo si è emozionato quando ha messo la palla sul dischetto. Capita quando ci si gioca una finale. Però potrebbe anche essere che l'effetto Pisapia si sia un po' affievolito in questi anni di governo tant'è che l'eredità che Beppe Sala si aspettava arrivasse, non è arrivata. Mancano alla conta tanti, tantissimi voti arancioni. Solo a Milano però. Perché a Cagliari Massimo Zedda, sindaco uscente, ha rastrellato consensi ed è stato riconfermato primo cittadino, superando la soglia del 50 per cento già al primo turno e a Napoli, l'ex pm Luigi De Magistris, si è confermato anche in queste elezioni e al ballottaggio se la vedrà con il candidato di centrodestra Gianni Lettieri che ha fatto fuori dalla sfida finale la candidata del Partito Democratico Valeria Valente. Insomma è a Milano che il vento è girato. Nella città dove la rivoluzione arancione avrebbe dovuto cambiare le cose forse davvero qualcosa è cambiato. E i milanesi probabilmente non hanno gradito. «Beppe» e «Giuliano», così si chiamano i due compresi nelle parti che li vede amici da sempre nella recita di una campagna elettorale finita pochi giorni fa sul palco del Fuorimano e che impone di non spezzare il filo rosso che li tiene insieme. «Beppe» e «Giuliano» nel locale dove si sono chiusi i giochi si sono ufficialmente passati il testimone forse un po' troppo in fretta e senza fare gli scongiuri come un po' di sana scaramanzia avrebbe imposto. «Mi chiamo Giuliano e ho liberato Milano... - ha detto il sindaco - Ora ci sarà Beppe che risolverà i problemi che noi non siamo riusciti a portare a termine..». Già, è un concetto amato alla sinistra quello della Liberazione. Sacrosanto ma forse un po' abusato. Le città liberate sono storie di anni passati e cinque anni fa Milano non aveva certo bisogno di truppe o tribuni per tornare ad essere ciò che una parte dei milanesi voleva. Una parte, quella per i quali l'amministrazione di centrodestra era stata un fallimento. Ed infatti non l'ha votata. Però non c'era una città da «liberare» come non c'è oggi. C'è una scelta da fare, in libera democrazia, che tiene conto di ciò che è stato fatto e di ciò che si vorrebbe succedesse nei prossimi cinque anni. E visto l'andazzo forse ad una parte dei milanesi la rivoluzione arancione non piace più. Punto. «Sala è come Nibali- ripete spesso Pisapia - e noi siamo una squadra che parla lo stesso linguaggio, ha gli stessi valori e la stessa capacità di parlare alla gente...». Può essere. Ma adesso per l'ex commissario Expo arrivano le tappe di salita. E le chiacchiere servono a poco. Bisogna pedalare.