"Il soccorso sulla torre? Un trucco per far fuggire uno dei clandestini"

La polizia accusa di favoreggiamento un medico di Emergency: prima ha ricoverato l’immigrato e poi ha firmato per farlo uscire

«Nel pomeriggio le sue condizioni sono peggiorate nuovamente, quando mi hanno chiamato da lassù vomitava in continuazione»: così il medico Andrea Crosignani, vicino ad Emergency, sabato pomeriggio aveva descritto lo stato di salute di Mahmud, uno dei tre immigrati clandestini protagonisti da 24 giorni della protesta sulla torre di via Imbonati. Mahmud, su indicazione del medico, era stato fatto scendere dalla torre e accompagnato all’ospedale San Paolo. Ma ora a rischiare l'incriminazione è proprio il dottor Crosignani. Perchè ieri mattina Mahmud ha lasciato l’ospedale ed è sparito. E la Questura sospetta che il malore dell'immigrato sia stato solo una messa in scena, organizzata per consentirgli di lasciare la torre senza venire portato al centro di via Corelli e successivamente espulso dal paese.
Le accuse nei confronti di Crosignani vengono rese note con un comunicato diramato ieri pomeriggio dalla Questura: «Sono in corso indagini per accertare la correttezza delle procedure adottate, essendo emersi da parte del medico curante e di altre persone estranee alla struttura sanitaria comportamenti che configurano l’ipotesi di reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina». Facile prevedere che l'iniziativa della Questura solleverà qualche polemica, di cui già nel pomeriggio di ieri si sono colte le avvisaglie. Ma, secondo quanto è stato possibile ricostruire finora, i vertici di via Fatebenefratelli hanno ritenuto che si trattasse di una scelta obbligata di fronte a quanto accaduto tra il pomeriggio di sabato e la mattinata di ieri, e che li ha convinti di trovarsi di fronte ad una sorta di sceneggiata.
Sabato, quando Mahmud su iniziativa del medico di Emergency viene ricoverato al San Paolo «per accertamenti», la sua situazione appare tutt’altro che preoccupante. É stanco, infreddolito, ma non presenta sintomi particolarmente gravi. In reparto riceve la visita di una pattuglia della polizia scientifica che gli prende le impronte digitali per identificarlo con certezza. Poi gli agenti se ne vanno, e il giovane rimane da solo, senza scorta nè piantonamenti: d’altronde a suo carico non ci sono mandati di cattura nè imputazioni di alcun tipo. E la polizia è comunque convinta di poter eventualmente procedere all’espulsione dopo qualche giorno, quando Mahmud si sarà ristabilito e sarà stato dimesso dall’ospedale.
Ma ieri mattina, quando la polizia torna al San Paolo, trova il letto vuoto. Dell’immigrato non c’è più traccia. Dalla cartella clinica gli agenti scoprono che ad autorizzare la dimissione del giovane è stato Andrea Crosignani, lo stesso medico che il giorno prima ne aveva disposto il ricovero. Il dottor Crosignani lavora al San Paolo, nel reparto di epatologia e gastroenterologia medica, ma ieri mattina non risulta che dovesse essere di turno. Così la Questura si convince che il medico si sia prestato all’intera operazione solo per evitare al giovane immigrato di fare la stessa fine degli immigrati che due settimana fa, a Brescia, erano stati allontanati dall’Italia dopo avere occupato la gru di un cantiere.
Così parte il comunicato, che insieme al dottor Crosignani prende di mira altre persone «estranee alla struttura sanitaria»: si tratta probabilmente di alcuni dei simpatizzanti che da giorni sostenevano la protesta di via Imbonati, che avrebbero collaborato al «salvataggio» di Mahmud e potrebbero ora ritrovarsi anch’essi sul banco degli accusati.