Sogni e paure nella polveriera San Siro

Alla merenda (convocata in arabo) anche i residenti: «Siamo stanchi»

Il ghetto, l'enclave, la possibile «Molenbeek» italiana. San Siro ribolle di rabbia e paura. Di insicurezza e degrado. E il sindaco non fa finta di niente, a dire il vero. A un anno dalla sua elezione, Beppe Sala visita ufficialmente piazzale Selinunte, cuore di un quadrilatero di case popolari che alcuni decenni fa sono state disgraziatamente concepite senza servizi e ora sembrano l'epicentro di un'integrazione difficile, forse impossibile. Il sindaco entra nell'enclave di San Siro con le migliori intenzioni, per dar seguito al suo impegno: le periferie come «ossessione» del suo mandato amministrativo, iniziato non a caso a Lorenteggio. Ma le periferie stanno diventando una ossessione elettorale, per il centrosinistra e per il Pd in particolare, che ha fatto del centro di Milano (come di altre città) la sua roccaforte di consensi. Si è visto anche un anno fa, quando Sala ha battuto (di poco) Stefano Parisi, ma non a caso il centrodestra ha strappato 5 Zone su nove alla sinistra. Assistendo all'incontro fra gli amministratori e i residenti si capiva bene perché. All'incontro di San Siro l'esasperazione dei residenti è emersa chiaramente. Come è emersa, in tutta la sua crudezza, la percezione di un conflitto fra i residenti dei quartieri popolari e i nuovi residenti, immigrati soprattutto. «Sono stanca di sentire cavolate» sbotta una signora. L'incontro è un profluvio di «progetti» e «strategie». Si evocano responsabili e coordinatrici. Si cercano le «condizioni per...». Formule burocratiche, fumose. Il politicamente corretto impera.

Nel quadrilatero di San Siro, però, la sicurezza è il primo problema. A queste latitudini attendono risultati concreti. «Non possiamo uscire di casa, abbiamo paura» dicono le «sciure» del quartiere. E in piazzale Selinunte, dove le risse e le aggressioni sono all'ordine del giorno, non si fa fatica a credere ai loro racconti. Buone intenzioni a parte, Sala ripercorre la strada della sinistra buonista. E la merenda di piazzale Selinunte, con un volantino scritto in arabo, ne è la conferma. È questa l'accusa che il presidente del municipio 7 gli ha rivolto alla vigilia dell'incontro, reiterandola ieri, dopo l'assemblea in cui il sindaco in persona ha respinto le sue critiche, proponendosi agli occhi dei presenti come interlocutore diretto dei cittadini. «Se il tema è diventare interlocutore delle merende convocate in arabo non siamo un interlocutore - conferma Bestetti - se ritengono che si risolva tutto con questo approccio, col loro mantra, con l'aria fritta, i tarallucci e vino e le paroline utili forse nei loft del centro, noi ci facciamo da parte. Se invece rispondiamo tutti con lo stato di diritto saremo in prima linea, collaborando con tutte le istituzioni. A San Siro, col racket, l'abusivismo e un terzo degli alloggi occupati, non c'è altra soluzione se non il pugno di ferro». E in Comune, Fabrizio De Pasquale è sulla stessa linea: «Il sindaco dovrebbe subito sedersi al tavolo con prefetto e questore e programmare un piano per la legalità a San Siro».