Il sogno della Gam tra nuove mostre, laboratori e un bistrot

Fosse che fosse la volta buona? Il celebre tormentone di Nino Manfredi a Canzonissima ben si addice alla Galleria d'Arte Moderna, luogo d'arte situato nella Villa Reale voluta alla fine del '700 dal Belgioioso, e che da anni giace in un polveroso dimenticatoio. Pochissimo visitata da milanesi e turisti la pur dignitosa collezione di arte lombarda, vetusto e statico il format museale, per niente invitanti gli orari di accoglienza al pubblico, visto che chiude in pausa pranzo e definitivamente alle... 17.30. Vabbè.
Eppure, tra i silenziosi saloni affacciati su un bel giardino all'inglese (pure quello, sic, chiude per gran parte dell'anno alle 16...), la nebbia sembra stia iniziando a diradarsi. Merito, forse, anche dell'entusiasmo del nuovo conservatore Paola Zatti che all'inizio del suo mandato ha annunciato un restyling e un ciclo di mostre per rilanciare la collezione: in autunno un'antologica di Alberto Giacometti e, fiore all'occhiello per l'anno di Expo 2015, quella dedicata al grande scultore ottocentesco Medardo Rosso di cui la Galleria d'Arte Moderna milanese possiede la più importante collezione al mondo.
Una bella sorpresa però è stato anche vedere durante questo weekend finalmente nuovo pubblico, intervenuto per visitare la mostra temporanea - allestita in un gradevole nuovo spazio al primo piano - della collezione di disegni contemporanei della collezione Ubs, il gruppo bancario svizzero con cui la Gam ha avviato una speriamo duratura partnership. Raffinata e piacevole l'esposizione soltanto di opere su carta di grandi artisti di questo secolo - da Lucien Freud a Georg Baseliz, da Roy Lichtenstein a Davi Salle - che si spera sia l'inizio di un nuovo corso, certamente più allineato al format dei musei europei che, grandi o piccoli che siano, mai si accontenano far vivacchiare le proprie collezioni. Senza contare che il mix tra passato e presente ha già dimostrato ovunque di essere una carta vincente (quando la qualità è buona) che permette ai musei di acquisire nuove fasce di pubblico, e alle proprie collezioni di essere continuamente riscoperte.
Positive sono, in questa direzione, anche altre due operazioni che possono contribuire a valorizzare un polo che, non ce lo dimentichiamo, è in osmosi anche con il Padiglione di Arte Contemporanea e le sue personali sugli artisti di oggi (attualmente è in corso quella dedicata alla performer sudamericana Regina Josè Galindo). Una riguarda le nuove attività di laboratorio per i bambini all'interno della Villa (su prenotazione) anche durante il fine settimana. L'altra è il bando che scade il prossimo maggio per l'apertura di un bistrot che occuperà la zona degli uffici del piano terra e dovrebbe anche essere proiettato all'esterno con un dehor. Quando sarà realizzato - e se lo sarà con i crismi di una moderna caffetteria museale stile musei europei - costituirà certo un motivo di appeal in più per attirare anche i giovani e le famiglie in uno dei pochi luoghi milanesi che coniugano arte, architettura e verde urbano. Fosse che fosse la volta buona?