Il sogno infranto della mobilità sostenibile La realtà adesso è un centro commerciale

Siamo nel 2005. Mentre è in corso l'ennesima, pesante ristrutturazione dell'Alfa Romeo, viene siglato un accordo per creare - nei 2 milioni di metri quadri del grande sito di Arese - il Polo per la Mobilità sostenibile. Una cittadella tecnologica in cui progettare la «filiera» di un modo nuovo di muoversi: la ricerca, la progettazione, la produzione, la commercializzazione di veicoli con motori a combustibile non tradizionale.
Milano sembra a un passo dall'uso quotidiano dell'idrogeno al posto della benzina. Già un anno prima Formigoni aveva inaugurato la prima stazione di rifornimento pulito e si pensa già all'auto del futuro. La Regione Lombardia commissiona ad Enea lo studio di pre-fattibilità, 36 ricercatori si mettono al lavoro per due anni. Vengono monitorati i flussi di persone e merci su gomma, viene fatta una sorta di inventario delle emissioni inquinanti in Lombardia. Si dimostra che l'auto ecologica abbatterebbe le polveri sottili risolvendo definitivamente il problema dello smog. Ma gli studi rimangono chiusi in una cartellina. Nel 2006 spunta un incarico a Infrastrutture Lombarde per la redazione di un nuovo progetto, un master plan per l'area di Arese. Si ricomincia daccapo. Nel 2007 spunta anche la pista cinese: Regione e Comune di Milano pensano sia una bella idea trasferire nell'area dell'ex-Alfa i grossisti cinesi di via Paolo Sarpi. Ma non nasce nemmeno la cittadella dei container. Poi Milano si aggiudica Expo e per un po' si pensa che al posto degli edifici Alfa potrebbero sorgere i padiglioni della fiera internazionale. Il polo della mobilità viene accantonato, senza tanti complimenti. Ora nell'area dismessa stanno per nascere un grande centro commerciale e abitazioni. Ma non il polo dell'auto pulita.