Soldi all'uomo del ministero «Il commissario è fantastico»

«Poi settecento sai dove vanno», «lo so, lo so», «c'è andata bene anche stavolta», «questo commissario è fantastico»: s è il 15 marzo del 2011 quando Bernardino Filipponi, manager della Daneco, l'azienda vicintirce dell'appalto di Pioltello, viene intercettato dai carabinieri mentre parla con il cassiere della ditta, tale Zanotti. Per la Procura non sono dubbi: quei «settecento» sono 700mila euro, e il «commissario fantastico» è Luigi Pelaggi, incaricato dal governo di bonificare d'urgenza i terreni di Pioltello. Quando arrivano a perquisire la casa di Filipponi, i carabinieri trovano quasi cinquantamila euro in banconote di grosso taglio e li sequestrano. Per la Procura, quei bigliettoni sono una parte della stecca di 700mila euro destinata a Pelaggi, o magari un acconto su una stecca successiva. D'altronde, scrivono i giudici del tribunale del Riesame che hanno confermato il sequestro della somma, proprio in quei giorni Pelaggi si dava da fare per investire i propri risparmi: ci sono «conversazioni telefoniche intercorse tra il commissario del governo e la propria promotrice finanziaria che, in singolare coincidenza temporale, evidenziano come il primo stia cercando soluzioni finanziarie per investire denaro». «Su in Fineco ci sono un sacco di soldi!», dice la consulente finanziaria a Pelaggi.
Ieri Pelaggi finisce in carcere su ordine del giudice. É l'unico, dei sei indagati per cui la Procura ha chiesto l'arresto, a non cavarsela con i domiciliari, perché per l'accusa è lui in «ganglio» dell'intera operazione, quello in grado di raccogliere complicità e coperture grazie ai suoi contatti: «è soggetto in grado di esercitare forti influenze sia sui funzionari di livello ministeriale-governativo sia sugli amministratori di enti locali che sui consulenti e altri soggetti privati; è persona che può contare su una fitta rete di relazioni consolidate che rendono attuale e concreta la possibilità di condizionare il regolare svolgimento dei procedimenti amministrativi di suo interesse». Ed esattamente questo è quanto sarebbe avvenuto intorno alla bonifica di Pioltello. Non è chiaro, neanche leggendo le 425 pagine dell'ordinanza, se sia nato prima l'intesa sottobanco tra Pelaggi e la Daneco, o l'accordo con i funzionari dell'Arpa per mascherare i rifiuti tossici come se fossero spazzatura stradale. Ma per i pm è assodato che solo una fitta rete di complicità ha reso possibile la grande truffa.