«Soltanto 30 scuole su 504 con il certificato antincendio»

Rabaiotti: «Ora mettersi in regola entro fine anno»

Dei 504 edifici scolastici di Milano solo 30 hanno il certificato prevenzione incendi. Lo ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Gabriele Rabaiotti durante la seduta congiunta delle commissioni Lavori pubblici ed Educazione convocata a Palazzo Marino su richiesta del capogruppo del Pd Filippo Barberis dopo il caso del teatrino del parco Trotter dove venerdì scorso la polizia locale è intervenuta a causa dell'inagibilità dell'edificio.

«Con il decreto mille proroghe - ha spiegato Rabaiotti - è stata data agli enti locali la possibilità di posticipare al 31 dicembre 2017 la scadenza per ottenere le certificazioni antincendio. Non esiste la possibilità al momento di chiudere una scuola perché non ha il certificato prevenzione incendi, perché la legge dice che la scuola ha tempo fino a dicembre e questa non è una cosa nuova perché il governo proroga sistematicamente ogni anno. Questo significa probabilmente che Milano non è messa meglio di altre città».

Per risolvere la situazione il Comune ha scritto a Palazzo Chigi il 23 dicembre 2016 per chiedere «di verificare la nostra situazione e di darci del tempo per risolvere», ha sottolineato Rabaiotti. Il piano studiato in piazza Scala prevede distanziare cinque milioni all'anno per cinque anni a partire dal 2016 per arrivare ad avere tutti i certificati necessari per tutti gli edifici. Rabaiotti vorrebbe anche intraprendere una riflessione «sulla necessità di potenziare la struttura tecnica che si occupa del tema scuola e che oggi conta 50 dipendenti ed è un pò in sofferenza rispetto all'esigenza manutentiva». A intervenire nel dibattito anche l'assessore all'Educazione Anna Scavuzzo che ha sottolineato che «stiamo facendo un lavoro per ripristinare delle relazioni corrette tra soggetti diversi competenti», come il dirigente scolastico, il comune, il consiglio d'istituto, i municipi e gli assessorati. «Soprattutto in momenti in cui è necessario porre attenzione ad alcune questioni di fondo, senza fare scaricabarile, è necessario che questi rapporti siano più chiari», ha aggiunto Scavuzzo spiegando che questo non significa «stigmatizzare i gruppi dei genitori, ma è necessario un dialogo istituzionale ed è necessario ridare autorevolezza agli istituti preposti».