"Sommersi di burocrazia" L'allarme dei pediatri sui vaccini obbligatori

La categoria deve sobbarcarsi tutte le pratiche "Ci servono rinforzi, più infermieri e assistenti"

Fossero solo la visita medica e l'iniezione sarebbe una passeggiata. Invece la corsa ai vaccini per i pediatri lombardi si è trasformata in uno tzunami di burocrazia, tra registrazioni, certificati e agende zeppe di appuntamenti. Le liste d'attesa per somministrare il vaccino anti meningococco B arrivano fino alla fine del 2018. E ogni mattina i telefoni sono presi d'assalto dalle mamme che ancora non hanno prenotato. Se a queste liste si aggiunge anche il nuovo elenco dei bambini che dovranno assumere i vaccini obbligatori per potersi iscrivere a scuola, allora il sistema rischia seriamente di collassare.

Già oggi i pediatri devono provvedere da soli a tutto: alla prenotazione delle visite, all'acquisizione del consenso informato, alla registrazione della vaccinazione, allo smaltimento rifiuti. E anche alla misurazione della temperatura del frigorifero in cui conservano le dosi per i pazienti. Anzi, guai a non farlo. Sono obbligati a comprare un termometro di minima e di massima che registra le variazioni di temperatura. Nel caso in cui la catena del freddo venga compromessa - e di conseguenza la qualità della fialetta - i pediatri devono inviare le dosi non utilizzabili all'Asst, assieme alla registrazione del lotto e a un report per spiegare cosa è successo nel frigo. Passaggi sacrosanti ma impegnativi. Che portano la categoria a parlare di «burocrazia devastante». L'accordo sottoscritto con la Regione Lombardia per regolare il flusso delle vaccinazioni vede una larga parte di medici insoddisfatta per la mole di lavoro decisamente impegnativa a cui devono far fronte.

Nei prossimi mesi la situazione è destinata a peggiorare: ora che il decreto sui vaccini obbligatori è ufficiale, le telefonate sono già raddoppiate e sta per iniziare una nuova corsa alle prenotazioni. Che verranno «spalmate» nell'arco di tutto l'anno scolastico: per essere ammessi a scuola basterà aver preso appuntamento. Insomma, i pediatri stanno facendo fronte a un piano epocale e cercano di arrivare preparati al giorno zero, quello in cui prenderà il via la vera corsa al 12 vaccini previsti dalla legge. «È chiaro a tutti che non riusciremo a vaccinare i bambini entro l'inizio dell'anno scolastico. Di mezzo c'è anche l'estate - spiega Rinaldo Missaglia a nome del sindacato dei medici pediatri di famiglia - Ci servono rinforzi. La Regione, nel piano vaccini, prevede dei fondi per la riorganizzazione del personale». Negli studi servono infermieri, assistenti che rispondano alle centinaia di telefonate e che aiutino a smaltire le code. E poi c'è un ulteriore problema che si verificherà in particolar modo in alcuni territori della regione: in alcune Ats i pediatri non hanno dato la disponibilità a vaccinare i bambini nel loro studio medico, delusi dall'accordo medici-Regione per il piano sul vaccino anti meningococco B. E il loro no rischia di tradursi in un effetto «imbuto» che intaserà le Asst. Il lavoro per vaccinare i bambini non verrà distribuito tra i vari medici di famiglia (che provvederanno solo alla visita medica che precede l'iniezione) ma si concentrerà esclusivamente negli ambulatori ospedalieri. Aumentando l'attesa.