«Sono solo passerelle ideologiche E le frasi di Sala sulle adozioni non sono da cattolico praticante»

(...) abbiamo bisogno».

I fautori della svolta sostengono che aggiungono diritti senza nulla togliere a nessuno.

«Diritti, forse potevano essere dati in modo concreto senza ricorrere a questo. Si farà l'amore ognuno come gli va cantava Lucio Dalla. Ma anche dire che il matrimonio è solo fra uomo e donna non toglie niente a nessuno. Il matrimonio è da sempre e per sempre l'alleanza uomo-donna. Anche chiamare le cose col loro nome non toglie niente a nessuno».

Sala si è detto favorevole anche alla «stepchild adoption», l'adozione del figlio del partner.

«Certo, c'è una spinta vigorosa dell'industria in questo senso. Non è più il tempo delle vecchie miniere, ma siamo ancora allo sfruttamento della condizione umana, alla riproduzione per via tecnologica, al commercio di esseri umani al di fuori della procreazione, a un'epoca che intende capitalizzare anche la procreazione. Cosa significa questa spinta all'adozione di persone che non possono procreare? Che la procreazione diventi un'industria. Ma il fatto che se si mettono insieme due uomini o due donne non possono procreare non è discriminazione. La chiamano gestazione per altri ma è compravendita. Mi stupisce che Sala si dica cattolico praticante. Siamo confusi, vorrei capire cos'è questo suo cattolicesimo».

Secondo lei l'opposizione dovrebbe impegnarsi su questo?

«Ora c'è una confusione alimentata anche dall'emotività. Si fa passare tutto e il contrario di tutto. Anche con parole come amore. Capisco la difficoltà ma prima o poi bisognerà puntare a fare questa battaglia, anche perché abbiamo davanti una sfida del nichilismo. Dobbiamo restituire ai giovani la verità delle cose, il coraggio di dire ciò che è bene e male».

Pensa che, al di là di questa emotività, la maggioranza delle persone possa avere una radicata convinzione simile alla sua?

«Sì, io penso di sì ma servono testimoni, persone che dicano che non tutto è uguale. Tutti corrono dietro a strumenti di comunicazione che sembrano la chiave del successo anche politico. Io credo invece che dovremmo sbarazzarcene, se non diventano strumento di comunicazione e costruzione reale».

Alberto Giannoni