La soprano Bartoli «benedirà» la stagione

Ultime performance di stagione per l'Orchestra Filarmonica della Scala. Che in questi giorni ha raggiunto San Pietroburgo quindi Baden Baden, diretta da Valery Gergiev e Fabio Luisi.
Sarà poi un dicembre di fuoco alla Scala, ad alta densità di inaugurazioni. Il 7 c'è il classico Sant'Ambrogio, la Prima che più Prima non ce n'è, quest'anno con l'opera Lohengrin di Richard Wagner diretta da Daniel Barenboim e due stelle come Jonas Kaufmann e René Pape. C'è poi l'ormai tradizionale primina del 4, produzione concessa a un pubblico sotto i trent'anni. Ora sappiamo che anche l'Orchestra Filarmonica della Scala apre la sua stagione in quegli stessi giorni: il 3, condotta dal suo Direttore Musicale, Barenboim. Che così - evidentemente - ottimizza la permanenza milanese. Rischio indigestione di grandi soirée difficili da metabolizzare in un solo boccone? Rischio confronti, oscuramenti, concorrenze? Stéphane Lissner, sovrintendente del teatro, parla di «un fluido che arricchisce entrambe» le realtà, così come ricorda che l'Orchestra aiuta a «superare i falsi steccati tra opera e musica pura». Restringendo il discorso all'avvio in contemporanea delle due stagioni, è ovvio che la presenza del mezzosoprano Cecilia Bartoli all'inaugurazione della Filarmonica fa buon gioco. Brava la Filarmonica che riesce a riportare la divina Cecilia alla Scala dopo 19 anni di assenza, l'ultima performance risale al Don Giovanni di Mozart con Riccardo Muti e la regia di Strehler. Affare fatto e chiuso proprio la sera prima dell'annuncio della stagione, ha spiegato Ernesto Schiavi, direttore artistico dell'Orchestra. Che dati i tempi stretti non si sbilancia ancora sul programma. Si spera in un Rossini per la cantante italiana più nota al mondo. È lei la numero uno. Personalità incandescente, parla, fa, briga con il fuoco che ritroviamo nelle arie d'ira settecentesche, a lei congeniali. E' poi formidabile come riesca ad armonizzare squisitezze artistiche, curiosità intellettuale e logica di mercato. Per inciso, i suoi cachet sono proibitivi. Il risultato è quello di concerti sold out, e 8 milioni di dischi venduti con 100 settimane di stazionamento nella classifiche internazionali pop.
Il cachet della signora speriamo non metta a dura prova il bilancio dell'Orchestra, per il secondo anno consecutivo in attivo (7milioni il budget). Non male per un'orchestra-impresa che opera come formazione autonoma e privata con introiti che vengono per il 15% dagli abbonamenti e liberalità, per il 35% dagli sponsor, Unicredit in testa, il 15% da concerti venduti in Italia e il 20% da quelli all'estero. Per inciso, l'orchestra è fresca di concerti ben riusciti a Bonn e a Dresda ed è in partenza per il Festival Le Notti Bianche di San Pietroburgo. La prossima stagione torna il direttore Daniel Harding per il quale l'orchestra non ebbe un colpo di fulmine, ma il rapporto è cresciuto a tal punto che ora la sintonia è quella di una coppia rodata, di quelle che difficilmente collassano. Torna Riccardo Chailly, l'11 febbraio, nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi con un programma di arie e sinfonie del compositore, e il tenore maltese Joseph Calleja. Valery Gergiev dirige i suoi congeniali russi, Gianandrea Noseda si dedica al sinfonismo italiano (Respighi e Casella). Debuttano Macr Albrecht, Juraj Valcuha e Ottavio Dantone con cui la Filarmonica si sperimenta in pagine barocche (Haendel) oltre che classiche (Mozart).