Sopravvissuti al fronte «per grazia ricevuta»

A Casa Manzoni esposte 99 tavolette votive che raccontano storie di salvezza in guerra

Simone Finotti

Sulle spiagge insanguinate della Normandia come nelle torride sabbie del deserto di Libia, in mezzo al mare su una corazzata o fra le montagne bersagliate dai cacciabombardieri, il desiderio intimo di ogni soldato era sempre lo stesso: poter ritornare a casa, riabbracciare i propri cari, riallacciare il filo della «vita di prima». E quando non puoi fidarti dell'uomo, quando l'amico di ieri è il nemico di oggi e il frastuono assordante delle granate soffoca ogni voce di conforto, allora non resta che guardare a Dio, alla Madonna, ai Santi. Pregando e promettendo ciò che c'è di più umano: un po' del proprio tempo, del proprio lavoro. Un quadretto, una scena dipinta, un semplice disegno per dire un grazie che vale una vita. Cento anni dopo, quelle tavolette votive diventano una collezione aperta a tutti. Merito della Fondazione Per Grazie Ricevute (PGR), che attraverso 99 opere racconta storie di salvezze insperate nella struggente mostra «Fede tra Ferro e Fuoco, testimonianze di devozione popolare», visitabile al primo piano di Casa Manzoni (via Morone, 1) dal prossimo 1 marzo al 23 febbraio 2018 (mar-ven dalle 11 alle 18). L'esposizione, a cura di Roberta Riccio con la collaborazione di Maria Luisa Gambino, Veronica Proto e Alessandro Todeschini, presenta un percorso in cui vengono messi in luce cinque momenti, scenari di guerra importanti per l'Italia e per buona parte della popolazione mondiale: il Risorgimento, la Prima Guerra mondiale, la Guerra di Spagna, la Seconda Guerra e le Guerre d'Africa. Pezzi di vite vissute, drammi a lieto fine di Alpini, Bersaglieri, Carabinieri, fanti, marinai e soldati di ogni grado ed epoche diverse. Strofe di un'unica, intensa preghiera, tasselli della grande Storia vissuti da uomini comuni a cui è stata concessa un'altra possibilità. Tratti semplici e vagamente naif, colori elementari, grafia incerta: come quella del soldato Hermenegildo Gonzales Leon, un «miracolato» che ricorda il suo sbarco in Normandia nel D-day del giugno 1944: «Sbarcammo e morirono molti miei compagni soldati, ma io mi raccomandai a Nostro Signore Gesù Cristo e ora, da cittadino nordamericano, lo ricambio per la grazia ricevuta». Non mancano opere pregevoli, come il milite della Madonna del Boden (1917), o «Grazia chiesta e avuta 1918», di un pilota di idrovolante italiano del primo conflitto mondiale che sorvola una grossa nave in fiamme. Scherzo dei ricordi, il modello non corrisponde a nessuno dei velivoli dell'epoca. Ci sono donne devote, che pregano per la salvezza dei propri mariti al fronte, ed ex voto collettivi di gruppi di combattenti e interi reparti. Tracce di memoria che rendono ancor più vivi gli attimi di terrore e disperazione dei fortunati superstiti. L'ultima sala è dedicata al Risorgimento, con fatti d'arme delle guerre che hanno fatto l'Italia. Esposti anche i carteggi di Teresa Borri Stampa (seconda moglie di Manzoni) con il figlio Stefano durante le 5 Giornate di Milano.