Spari in tribunale: perizia psichiatrica per Giardiello

Il tentativo dell'avvocato per evitare l'ergastolo Un anno fa gli spari e i tre morti in tribunale

Luca Fazzo Sabato prossimo sarà passato un anno dal giorno più violento vissuto dal palazzo di giustizia di Milano: i tre morti ammazzati uno dopo l'altro, la scia di sangue seminata da Claudio Giardiello, imprenditore fallito e disperato, in guerra con i giudici, con gli avvocati, con il mondo. E ieri, per la prima volta, si apre una finestra che potrebbe consentire a Giardiello una sentenza diversa dall'ergastolo. Il giudice preliminare Isabella Samek Lodovici, del tribunale di Brescia, decide di sottoporre l'imputato a perizia psichiatrica. È la perizia che il difensore di Giardiello, Andrea Dondè, invocava da tempo e contro cui si erano battuti i difensori di tutte le vittime: l'avvocato Lorenzo Claris Appiani, il coimputato Giorgio Erba, il giudice Fernando Ciampi, fulminati uno dopo l'altro da Giardiello nel suo folle raid. Secondo la perizia presentata dalla difesa, Giardiello era al momento della sua impresa parzialmente incapace di intendere. È una diagnosi che se venisse confermata porterebbe a un robusto sconto di pena: il precedente più recente è quello del ghanese Adam Kabobo, anche lui accusato di triplice omicidio per dei passanti ammazzati a picconate, dichiarato seminfermo di mente, se l'è cavata con vent'anni. «Persino i carabinieri che lo arrestarono quella mattina, lo portarono in ospedale invece che in carcere, perché evidentemente non era compos sui», dice il legale di Giardiello, Andrea Dondè. Ma sull'altro piatto della bilancia c'è la pianificazione lucida del massacro, la calma con cui il «vendicatore» attraversò i controlli di sicurezza, mettendo come se nulla fosse sul nastro del metal detector la valigetta dove - dice lui oggi - c'era la pistola. Che certezze, o almeno che speranze, aveva di poter passare i controlli indisturbato? «Purtroppo - dice l'avvocato Dondè - gli è andato tutto maledettamente bene». Vero o non vero, lo sa solo Giardiello. E la sua versione è fatta propria dalla Procura di Brescia che ieri - in attesa di verificare lo stato mentale dell'imputato principale - ottiene di rinviare a giudizio per concorso colposo nel triplice omicidio Roberto Piazza, la guardia giurata che era di turno il 9 aprile all'entrata di via San Barnaba del palazzaccio e che non si sarebbe accorto della pistola nella valigetta. Verrà processato il prossimo 13 novembre e insieme a lui sul banco degli imputati siederà come responsabile civile la società di vigilanza All System, di cui faceva parte. Ed è dalla All System che per ora potrebbero venire gli unici risarcimenti alle vittime: Giardiello è nullatenente e infatti è stato ammesso a essere difeso a spese dello Stato; il metronotte poco più. E la Procura di Brescia non sembra intenzionata a dare retta ai difensori di parte civile che vorrebbero vedere chiamati in causa come corresponsabili della tragedia i vertici della giustizia milanese, cioè la procura generale e la presidenza della corte d'appello, cui compete per legge vigilare sulla sicurezza del palazzo. Sulle omissioni, sulle rudimentalità del sistema di controllo ai varchi, non si è indagato, trovando forse più facile dare la colpa di tutto alla distrazione di un vigilante.