Spendere di più "paga". La morale delle primarie

Per un mese e mezzo di campagna Sala ha investito 95mila euro Seconda la Balzani: 70mila euro tra gadget, aperitivi e teatro

Giuseppe Sala un mese fa ha vinto le primarie del Pd ma è stato anche quello che ci ha investito di più, letteralmente parlando. È rimasto sotto i limiti previsti dal regolamento, ma per la campagna flash, durata circa un mese e mezzo, ha speso 95.609,59 euro. Il suo è il bilancio più sintetico. Ha investito 19.467 euro per produzione, acquisto, affitto di mezzi per la propaganda, 18.467 per la diffusione dei materiali, 27.282 per manifestazioni, 30.315 euro, genericamente, per «altre prestazioni». Le entrate ammontano invece a 56.495 euro (di queste, 18.345 raccolti in luoghi pubblici, 7mila donate da imprese e 31.345 da persone fisiche). Coperti da privacy i no i dei finanziatori.Lo segue (anche nella classifica del voto) la vicesindaco Francesca Balzani che ha incassato il 34% delle preferenze ma tra comunicazione web, volantini e affitto di comitato elettorale e location per i grandi eventi (per due volte è salita sul palco del teatro Elfo Puccini) alla voce uscite del suo rendiconto finale presentato al comitato delle primarie ha scritto 70.729,81 euro. E le spese sono state quasi pari alle entrate (alla chiusura dei conti sono avanzati 293 euro, anche se pare che per scoprire i donatori più generosi non si debba andare lontano dal circolo familiare).Balzani ha speso (ad esempio) 13.501 euro per l'affitto della sede elettorale in piazza Oberdan, 10.355 euro a Ideaficio per creazione della campagna «Punto e a capo» a altri 7.020 per la sua declinazione grafica su Twitter e Facebook, 8.488 euro per gadget e materiali stampa, 3.904 euro per l'ufficio stampa. Ha lanciato due volte la campagna al teatro Elfo Puccini, di sabato pomeriggio, e l'affitto è costato 12.893 euro. Tra rinfreschi e aperitivi, se ne sono andati altri 2.283 euro.La classifica delle spese sembra la fotografia dello spoglio, investire in campagna paga. Al terzo posto (come alle urne) l'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino, che ha dichiarato 65.153,88 euro ma è sceso in campo a luglio, la sua è stato un lungo e dispendioso tour de force. Aveva aperto un conto online e uno in banca sui quali ha ricevuto circa 44mila euro in donazioni. Uno «squilibrio» di circa ventimila euro che ha dovuto coprire di tasca propria. Per come è andata a finire, chissà se ha investito bene i 12.884 euro che compaiono alla voce «strategia» e «indagine strategica».Nel dettaglio che ha inviato al comitato elettorale ha dichiarato (ad esempio) 3.416 euro per la grafica e il sito internet, mille per l'ufficio stampa, 3.300 per foto e videomaker, 5.464 euro per la sede elettorale, 140 per l'interprete nel linguaggio dei segni (l'unico ad averci pensato).Ha speso solo 3.078,81 euro l'outsider Antonio Iannetta, che il 7 febbraio ha incassato 443 voti. Avvolti dalla privacy (e da qualche mistero, visto che da regolamento dietro liberatoria i candidati potrebbero pubblicizzarli) i nomi dei donatori. Sono stati consegnati al comitato organizzativo, ma vengono mantenuti top secret. Martedì sarà pubblico l'«incasso» ai gazebo.