Spese pazze per 3,4 milioni Venti politici archiviati

Sembra che tutto si decida lì, davanti a un piatto di affettati o a un sushi assai alla moda. Centinaia e centinaia di abbuffate, pagate dai contribuenti, e catalogate come pranzi e cene istituzionali. Coperti su coperti, tavolate, vino come se piovesse, per anni e per centinaia di migliaia di euro. E poi i regali di lusso o gli acquisti da pochi spiccioli - che sia all'Ikea o da Leroy Merlin -, i viaggi e i pernottamenti in hotel sempre messi in conto alle casse pubbliche. In totale fanno 3,4 milioni di euro che nove assessori e 55 consiglieri regionali dell'ottava e nona legislatura lombarda hanno speso «per finalità estranee all'esercizio istituzionale e non funzionali all'espletamento del mandato». Che nella lingua del codice penale significa un'accusa di peculato (a cui si aggiunge quella di truffa per due consiglieri).
Si è chiusa così l'inchiesta sulle spese pazze della politica lombarda. Si è chiusa con un avviso di garanzia lungo quasi 700 pagine, in cui sono ripercorse le abitudini goderecce degli ex consiglieri che in maniera trasversale hanno attinto a piene mani dai fondi destinati ai gruppi, facendone un uso - secondo la Procura - improprio. Dalla «A» di Alboni Roberto (Pdl) alla «Z» del collega Zuffada Dante. Ma ci sono tutti: l'IdV di Stefano Zamponi, la Lega di Renzo Bossi, il Partito pensionati di Elisabetta Fatuzzo, il Pd di Carlo Porcari (a cui sono ascritti circa 7mila euro spesi come contributo alla pubblicazione di due libri di Giuseppe Civati, ora rottamatore del già rottamatore Matteo Renzi), Sel di Chiara Cremonesi.
Per altri 20 ex assessori, invece, è stata chiesta l'archiviazione. Le loro spese erano sì «connotate da circostanze singolari e anomale», ma almeno formalmente erano corrette. E tanto basta per evitare un probabile processo.