Sprint finale per Monza. E Allevi convince anche il quartiere rosso

Sinistra nervosa nella terza città lombarda Polemiche e alibi. Il centrodestra ora spera

Monza all'ultimo voto. Dopo una campagna serrata e alla fine anche nervosa, domani è il giorno della verità per Dario Allevi e Roberto Scanagatti si, che contendono la terza città della Lombardia.

Non si aspettava una partita così dura, la sinistra. Nel Pd fantasticavano una partita sul velluto per il sindaco uscente. Avevano sottovalutato gli umori di una città delusa. Dario Allevi, candidato del centrodestra, aveva tastato il polso di questa delusione e fin dall'inizio sapeva di potersela giocare. Come è stato. Il malcontento dei monzesi si è visto al primo turno, all'alba del 12 giugno, quando i due maggiori candidati risultavano separati da 35 voti: 19.344 Allevi, pari al 39,84%, 19.379 Scanagatti, il 39,91%. La partita è cambiata. Allevi ha incassato l'accordo con il polo civico centrista guidato da Pierfranco Maffè, e il centrosinistra ha dato segnali di nervosismo e paura. Sulle telefonate elettorali è scoppiato l'ultimo bisticcio. «Hanno insinuato che lo staff di Allevi avrebbe commissionato delle telefonate ai cittadini monzesi spacciandosi per il Comune» - hanno detto ufficialmente Allevi e i suoi - «un'accusa infondata e infamante». «L'ennesimo vergognoso attacco della sinistra» si è sfogato il candidato. Non è mancato il tradizionale armamentario, compresi gli spauracchi ideologici. Il brianzolo Cristiano Puglisi, vice coordinatore Giovani di Forza Italia, ha dato conto di uno di questi tentativi di «demonizzare Dario Allevi» evocando il pericolo «fascista» in agguato.

Quanto a lui, il candidato di Forza Italia, sostenuto anche da Lega, Fdi e Lombardia popolare, ha cercato di tenersi fuori dalle polemiche. «Loro insultano, minacciano e ci strappano i manifesti, noi parliamo ed ascoltiamo le persone con il sorriso sulle labbra» ha scritto. Ieri la chiusura della campagna elettorale con i previsti interventi di Roberto Maroni, Mariastella Gelmini e altri «big». Ma è soprattutto dai giorni precedenti che sono arrivati segnali. Come nella serata che ha visto Allevi intervenire con Paolo Del Debbio e Fabrizio Sala (Fi) a San Rocco. Il quartiere popolare fra Monza e Sesto, tradizionalmente difficile per i moderati, ora sembra aver cambiato orientamento, come tante periferie un tempo fedeli alla sinistra che patiscono la convivenza difficile con il fenomeno immigrazione.

Ancora ieri Scanagatti ha cercato di trovare giustificazioni per una performance sottotono: «A Monza oltre alla scelta infelice della data ha pesato il forte tasso di astensionismo» ha spiegato Scanagatti, prima di evocare a sua volta il pericolo della destra incombente: «Se dovesse vincesse la coalizione di centrodestra la città potrebbe fare un salto indietro nel tempo» ha avvertito nella speranza di mobilitare i suoi, contro «la destra» che - ha accusato - «affronta il tema dell'immigrazione e della sicurezza» dipingendo una città in preda a chissà quali situazioni di degrado, che non corrispondono alla realtà».