Lo sprint di Maroni e Pisapia spiazza gli uomini dell'Expo

Nessun clamore, ma un'altra crepa si è aperta ieri nel mai così fragile universo Expo. Da un lato la fretta del sindaco Giuliano Pisapia e del governatore Roberto Maroni che avrebbero voluto già ieri la nomina del nuovo general manager al posto di Angelo Paris che lunedì sarà interrogato a san Vittore, dall'altro il commissario Expo Giuseppe Sala intenzionato a prender tempo. Almeno fino a martedì, quando arriverà il premier Matteo Renzi a cui chiederà un appoggio ben maggiore di quanto finora il governo abbia garantito.
Ieri, dopo gli arresti, una giornata cominciata con l'incontro a Palazzo Marino tra Maroni e un Pisapia convinto che «ci deve essere sempre di più un impegno del governo», ma anche che sia «necessario sostituire immediatamente la persona che è stata arrestata e devo dire che è già stata individuata da alcuni giorni quella adatta». Un giallo, visto che nel quartier generale di Expo ci si è chiesti come questo fosse possibile visto che l'arresto di Paris era del giorno prima. A meno che, il tentativo di spiegazione, Pisapia e magari anche Maroni che dell'Expo sono i soci principali, non avessero avuto anticipazioni da Palazzo di giustizia. E così si è cominciato a pensare che la figura scelta potesse essere quella inizialmente cercata per ricoprire quell'incarico di «super Rup» (responsabile unico del procedimento per tutti i cantieri) di cui si era parlato insieme alla task force da insediare presso la presidenza del consiglio quando Renzi era venuto a Milano. Con Pisapia pronto a difendere Sala, dicendo che «è stato tratto in inganno» da quello che era un collaboratore non scelto da lui. «Ha ereditato una parte della struttura ed evidentemente non è una sua responsabilità aver scelto determinate persone».
Con Maroni che ha detto di averlo sentito: «Era molto scoraggiato, ma gli ho ribadito la nostra fiducia. Capisco l'amarezza di essere tradito dal suo più stretto collaboratore, ma gli ho detto di andare avanti». Poi, però, la richiesta che «entro oggi (ieri, ndr) sostituisca il suo vice per garantire la prosecuzione dei lavori di Expo». Non è stato così. Si vedrà, invece, se sarà accettata la richiesta di Maroni che «visto il rigurgito di Tangentopoli, venga da fuori e non abbia rapporti con questo ambiente». Perché il problema è il tempo e affidare il cantiere a chi non ne sa nulla potrebbe pregiudicare definitivamente il progetto.
Sala, dal canto suo, ha riunito la tutta la squadra Expo, in gran parte fatta di giovani frastornati per l'accaduto. Un discorso da motivatore che a ciascuno ha chiesto «nuovo entusiasmo per ripartire». A loro ha confermato la sua intenzione di andare avanti, chiedendo a tutti di utilizzare questi giorni per farsi «un esame di coscienza». Lui dice di essere «tranquillo» e assicura che lo farà a sua volta. Assolutamente convinto di «aver fatto, di stare facendo e che farà» il meglio per l'Expo. Poi la corsa a Palazzo Marino dove ha assistito alla lezione del premio Nobel per l'Economia Amrtya Sen. «Ci sono momenti in cui si può sbagliare e altri in cui non si può. Questi sono giorni in cui sbagliare non è ammesso».