Squillo in Regione: niente luci rosse

Niente quartieri a luci rosse. Almeno a sentire le associazioni che rappresentano le prostitute ospitate ieri in Regione dalla commissione Affari istituzionali. Bocciato il referendum della Lega per la parziale abrogazione della legge Merlin che consentirebbe la riapertura delle case chiuse e approvato nella stessa commissione con i voti di Carroccio, Forza Italia, Lista Maroni, Fratelli d'Italia e Movimento 5 stelle. Contrari il centrosinistra e il Nuovo centrodestra. Non piace, dunque, la proposta di «togliere le prostitute dalle strade» e consentire l'esercizio nelle abitazioni a Pia Covre, fondatrice della onlus Comitato per i diritti civili delle prostitute e Juri Guaiana, segretario della associazione radicale «Certi diritti», convinti che il referendum non cambierebbe il panorama della prostituzione e per di più lascerebbe chi si prostituisce senza tutele.
«Siamo convinti che i referendum popolari siano un atto democratico - ha premesso Covre -. Ma questa proposta non è abbastanza valida per cambiare lo scenario». In sostanza, «non ci sarebbero nuovi strumenti per governare il fenomeno» e non è scontato «che tutto il mercato si sposti al chiuso». Anzi, la convinzione è che «eliminarla dalla strada per legge significhi spingere la prostituzione nel sommerso, rendendola più pericolosa». Meglio sarebbe, secondo Covre, «abrogare tutta la Merlin che ai tempi fu un atto di coraggio, in modo che poi si faccia una legge totalmente nuova». Durante l'audizione, è stato chiesto un sostegno alla Regione perché la prostituzione venga riconosciuta come professione e sia «decriminalizzata». Con Guaiana favorevole alla «regolamentazione del lavoro sessuale e per questo abbiamo dubbi sulla proposta di referendum». Ma ribadendo di essere nettamente contrario «alla riapertura delle case chiuse così come erano prima, perché rischiano di essere un luogo di sfruttamento».
Per il capogruppo della Lega Massimilano Romeo «il referendum è l'unico strumento per far sì che il parlamento affronti il tema. La prostituzione è cambiata dalla caduta del muro di Berlino e non può più essere regolata da una legge degli anni '50». Non solo. «Chi critica il referendum vuole continuare a far finta di non vedere la realtà». Favorevole invece Riccardo De Corato (FdI). «Il referendum mira a difendere le donne, regolamentandone il lavoro con controlli sanitari e il pagamento di tasse». Per questo «devono rimanere tutte le norme indispensabili per punire gli sfruttatori, perseguire i violenti e fermare i carcerieri delle prostitute che sono costrette a vendersi in strada. Con il vuoto normativo auspicato in commissione da Pia Covre che si creerebbe con l'abolizione totale delle legge Merlin, la città sarebbe in balìa degli sfruttatori». Per il presidente della commissione Stefano Carugo (Ncd) è «un referendum inutile. Uno specchietto per le allodole. Non risolverà il problema della prostituzione».

Commenti

Giorgio5819

Gio, 20/03/2014 - 18:47

Si faccia una legge nuova, si facciano delle regole, cosa vuol dire non e' detto che il movimento si sposterebbe al chiuso? Si fa una legge e chi non la rispetta va al chiuso di una cella, leviamo dalle strade le prostitute, regolamentiamo la loro professione fiscalmente, controlliamola in senso sanitario e basta.