Stadi da sogno, altri sport un incubo

Milan e Inter, ma dal nuoto all'atletica il Comune si accontenta di strutture da terzo mondo

Uno stadio per il Milan, un altro per l'Inter. Milano per il pallone si sdoppia, si scopre città di livello mondiale. Ma alla fine scopriamo che sotto il calcio non resta proprio niente.

Il sindaco Pisapia e la sua giunta stanno già cavalcando il progetto rossonero, ma rischiano di trascurare il resto dell'impiantistica di diretta competenza. Sotto questo aspetto, infatti, Milano è e resta una città da terzo mondo. A partire dalla ferita sempre aperta del Palasport crollato nell'85 (trent'anni fa) e mai più ricostruito. L'atletica ha uno stadio che risale al 1.807; il nuoto non ha una piscina olimpionica degna di tal nome (l'unica vasca da 50 metri è la Samuele, ma è scoperta e in condizioni precarie); il basket e la pallavolo (che ha giocato l'ultima stagione a Desio e ora andrà a Castellanza) non hanno una casa che non sia il Forum di Assago, visto che la ricostruzione del Palalido (chiuso dal 2010) pur foraggiata direttamente da Armani sta subendo ritardi mostruosi per varie ragioni burocratiche; il rugby dispone del vecchio Giuriati (classe 1931).

Sport a parte, si rischia di trascurare altre grandi opere fondamentali per la città: a farlo presente sono Lega e Fdi assieme che propongono al Comune di utilizzare i soldi ricavati dalla vendita di A2A per infrastrutture e impianti: a cominciare dall'arteria Buccinasco Corsico al parco di Porta Nuova.