Stadio Milan al Portello il Comune rema contro E c'è il nodo delle aree

La sinistra convoca una commissione per «criticare» la gara Il club però deve allargarsi su spazi pubblici e dello sfidante

Il premier giorni fa ha dato una benedizione (indiretta) al nuovo stadio del Milan. Matteo Renzi in diretta a Porta a Porta ha detto di essere pronto a «dare incentivi e procedure più snelle a chi vuole costruire nuovi impianti di proprietà nelle città, stadi dove si va con le famiglie, con le tifoserie accanto, senza tornelli, senza polizia». Dopo le elezione regionali proporrà «a tutte le forze parlamentari» di mettersi intorno a un tavolo per siglare un patto sul calcio, che «non è un settore in cui c'è un partito o l'altro».Non la pensa così la sinistra a Palazzo Marino. Ieri ha convocato una commissione per «remare contro» il progetto di Silvio Berlusconi per un nuovo stadio al Portello. Ha chiesto di sentire i rappresentanti del Comune nel Comitato esecutivo di Fondazione Fiera, che sceglierà il prossimo 9 giugno quale dei tre progetti rimasti in gara per le aree dei padiglioni 1 e 2 al Portello è il migliore. Sono terreni che la Fiera mette a reddito per ristrutturare il proprio business, per questo ha aperto un bando. Il parere della Commissione tecnica dovrà poi essere approvato o meno dal Consiglio generale della Fondazione ato il 25 giugno. Un mese per la decisione quindi, e già entro le 12 del 5 giugno (quattro giorni prima della riunione clou del Comitato esecutivo, presieduto da Benito Benedini e composto da 9 membri) i 3 sfidanti in campo dovranno confermare l'offerta economica. In campo c'è appunto il Milan per un nuovo stadio avveniristico, se la gioca con il «Magnete», un polo dell'innovazione e della tecnologia proposto dalla società Prelios, e con la «Green street» disegnata da Vitali spa, un chilometro di percorso ciclopedonale a 7 metri d'altezza lungo viale Scarampo. Da mesi la sinistra da mesi sostiene i comitati anti-stadio che raccolgono firme nel quartiere. E ha richiesto la commissione di ieri a Palazzo Marino. «Sospetto che questa seduta convocata a pochi giorni dalla scelta voglia condizionare l'esito della gara, lo metto a verbale» premette il consigliere di Fi Alan Rizzi, ex assessore allo Sport. La Pd Rosaria Iardino e Anita Sonego, capogruppo della Sinistra x Pisapia, sostengono «la scelta della Fiera resta autonoma», ma «deve tenere conto che la Zona 8 non vuole lo stadio». Il vicepresidente del Comitato esecutivo, Gianna Martinengo, riferisce che sono stati definiti criteri di comparazione tra i 3 progetti, due - il Magnete e la Green Street - «molto simili, si limitano ad una ristrutturazione del Portello, con tempistiche più accettabili», lo stadio invece «prevede abbattimento di immobili e ricostruzione, con tempi più lunghi». La ricaduta sulla collettività «per me è molto importante e va tenuta in considerazione»come «l'impatto su una viabilità già critica». Ma «nulla è stato deciso e non ci sono spazi per pressioni di nessun tipo». Il dg Paolo Lombardi conferma che «non c'è nessuno in vantaggio. I lavori potranno partire da gennaio 2016». Difficile, dicono i partiti con obiettivi diversi, non tener conto che la scelta del Portello condizionerà il futuro di San Siro. Se l'operazione andasse in porto, il Meazza dal 2019 potrebbe diventare Casa Inter. Di recente il sindaco Pisapia ha incontrato l'ad del MIlan Barbara Berlusconi e il presidente dell'Inter Erick Thohir. Per i rossoneri ci sono due nodi: lo stadio deve allargarsi su 16.500 metri quadri che erano proprietà di Citroen e ora di Prellios, lo sfidante. Altri 8.400 sono del Comune. La destinazione a stadio dovrebbe passare dal Consiglio. Un ok preventivo, forse, è già arrivato negli incontri riservati.