Stagione da tutto esaurito per Aperitivo in concerto

La quinta edizione della rassegna del Manzoni si chiude oggi con Fazil Say, pianista turco che fa incontrare Oriente e Occidente

Luca TestoniEn plein da applausi per l'edizione 2015-2016 di «Aperitivo in Concerto»: undici concerti per altrettanti «tutto esaurito». Ormai una piacevole consuetudine per la rassegna domenicale del Teatro Manzoni diretta da Gianni Morelenbaum Gualberto. In fondo, è la quinta stagione consecutiva che, ad ogni concerto, la storica sala in galleria Manzoni risulta essere gremita in ogni ordine di posto (890 in tutto, per l'esattezza).La rassegna, sponsorizzata da Mediaset, Publitalia 80, Peugeot e Imetec, fedele ad un'idea di musica senza barriere e all'insegna della massima innovazione e dell'indiscutibile qualità, ha portato per la prima volta o come unica data a Milano nomi leggendari come, tra gli altri, i due grandi ottuagenari David Amram e Muhal Richard Abrams; la cantante jazz-blues Catherine Russell, beniamina del Lincoln Center e della Carnegie Hall; il chitarrista Marc Ribot; il pianista Roger Kellaway; il trombettista Frank London; e il sorprendente gruppo di virtuosi messicani Klezmerson.A completare il filotto di «sold out» targato «Aperitivo in Concerto», questa mattina (ore 11, ingresso 12/8 euro), tocca al celebre pianista e compositore turco di estrazione classica Fazil Say, al Manzoni con un programma in bilico fra improvvisazione, anche di matrice jazz, e le origini bizantine della musica del suo Paese.Accompagnato per l'occasione da Serenad Bagcan, una cantante turca e ben nota interprete corale (fa parte del Coro di Stato del ministero Turco della Cultura e dello Spettacolo), il 46enne pianista originario di Ankara ha creato una serie di composizioni originali anche a un solo movimento (come le rapsodie, per intenderci...) di sapore arcaico e modernissimo al contempo: un'esibizione che si preannuncia unica come unico come artista è Say, cantore inarrivabile di un connubio affascinante fra Occidente e Oriente in cui sono racchiusi millenni di culture, tradizioni, arte, lingue, musiche e pensieri. In barba, verrebbe da dire, ai fondamentalismi di questi tempi. A questo proposito, nella primavera di tre anni fa, Fazil Say si è visto condannare dal Tribunale di Istabul a 10 mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) per alcuni messaggi via Twitter considerati blasfemi. Nello specifico, Fazil era stato riconosciuto colpevole di «insulto ai valori religiosi di una parte della popolazione» per una serie di tweet ironici sull'Islam e i musulmani. Notoriamente laico e di idee progressiste, il virtuoso, già ospite delle orchestre filarmoniche di Berlino, New York, Tokyo e Israele, ha poi accusato l'Akp, il partito Giustizia e Sviluppo del presidente Recep Tayyip Erdogan, di aver orchestrato il caso. Per la cronaca, la sentenza di condanna, che ha avuto larga eco internazionale, preoccupata per il venir meno della libertà di espressione in Turchia, è stata annullata dalla Suprema Corte d'Appello turca lo scorso anno.