Stangata Atm e diesel vietati: adesso Sala è accerchiato

Cinisello, Bresso e Sesto pronti a fare opposizione insieme Il sindaco: "Pd? Lunga nottata, soffriremo almeno 2 anni"

Dopo Cologno Monzese nel 2015, Sesto San Giovanni un anno fa e gli (ex) fortini rossi di Cinisello Balsamo e Bresso passati al centrodestra con l'ultima tornata elettorale, ora sull'hinterland milanese sventola bandiera azzurro-verde e i sindaci si preparano a fare fronte comune contro quelle politiche della giunta Sala che rischiano di avere impatti negativi anche sui loro residenti. Hanno già sollevato polemiche anche da parte dei pendolari l'aumento del biglietto Atm a due euro previsto (a meno di sorprese) a partire dal 2019 e le telecamere antismog che dal 21 gennaio multeranno senza scampo chi entrerà con un'auto diesel fino alla categoria Euro 3 nella Lez (la Low Emission Zone che corrisponde quasi a tutto il territorio cittadino). Ieri il sindaco di Sesto Roberto Di Stefano ha già dichiarato «guerra» a Beppe Sala, anche a nome dei neo colleghi delle città di confine.

E ieri è stata la giornata dell'harakiri anche per il centrosinistra milanese. Le sconfitte ai ballottaggi alimentano un clima da regolamento di conti che non nasce certo negli ultimi giorni. «Purtroppo non è stato un gran risultato e un pò ce lo aspettavamo, l'aria era quella - ammette Sala -. É un linea di tendenza di cui bisogna prendere atto. Ora si sviluppa l'ennesimo dibattito, se si deve ripartire dal Pd o da qualcosa di diverso. Al di là delle sigle contano gli uomini e le donne che in questo momento si devono tirare su le maniche con grande altruismo, senza pensare al proprio potere personale. Tanto immagino che per un anno e mezzo o due bisogna solo soffrire. Pensiamo a ricostruire perchè i tempi non saranno brevi». Detta in altri termini: «C'è da tenere la test sotto l'acqua, meglio se in team piuttosto che con la ricerca dell'uomo al comando a tutti i costi, ma ribadisco che questa nottata non passerà velocemente».

Il segretario regionale del Pd parla di una sconfitta «che brucia» a Cinisello Balsamo, ma «ribaltiamo Seregno e ci confermiamo in molti Comuni. É andata meglio delle aspettative, visti i risultati del 4 marzo». É tranchant l'assessore alle Politiche del Comune, Piefrancesco Majorino, esponente dell'ala sinistra del partito: «A livello globale le elezioni sono andate malissimo. Vi prego non minimizziamo in modo ridicolo. Qualche buon risultato non cancella l'evidenza. Il Pd e la sinistra sono totalmente da rifare». Sintetizza un pensiero critico e diffuso nel partito il capogruppo milanese del Pd Filippo Barberis: «Scongelarci, rialzarci, non guardandoci l'ombelico ma comprendendo e dando risposte ai cambiamenti profondi che attraversano la nostra società, ridefinendo le nostre parole d'ordine, rinnovando e legittimando chi sarà chiamato a interpretarle. Tutto questo per me trova forma e sostanza in una parola: congresso». Botta e risposta a distanza infine tra Alfieri e Sala. Il segretario definisce il modello Milano «un unicum, difficilmente replicabile in altre città», una maniera per smontare anche l'opa sul partito lanciata giorni fa da sindaco e Majorino sul palco del pranzo antirazzista al Sempione. «Se la sinistra - ribatte sala - perdesse l'illusione di poter creare alcune enclave in cui ci possa essere una visione progressista dei diritti e la ricerca di una maggiore uguaglianza sarebbe sbagliato, è un modello politico assolutamente replicabile».

Commenti

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Mar, 26/06/2018 - 10:13

Sala non c'entra nulla in tutto questo, lo stato romano lo sta costringendo a prendere queste misure per rivitalizzare il mercato dell'auto che non cresce. Considerando che a Milano non ci sono aziende autombilistiche (una l'avevamo l'Alfa ma ce l'hanno scippata), non dobbiamo cadere nel tranello, quindi non comprate auto costose che più sono costose più soldi dell'iva vanno allo stato romano, tenete i soldi per l'aumento del biglietto Atm e per la famiglia e i figli.