Stipendi tagliati per i consiglieri assenteisti

Sabrina Cottone

Sono senza stipendio i consiglieri comunali, costretti a correre da una commissione all’altra per mettere insieme gettoni di presenza. E l’essere figliastri, così diversi dai cugini della Regione (che viaggiano sui novemila euro al mese) e i parenti della Provincia (gratificati da un’indennità di funzione che chiude un occhio su presenze e assenze), pesa soprattutto quando i sessanta eletti a Palazzo Marino sono costretti a maratone in aula. Accade sempre più spesso, come racconta il presidente del consiglio comunale, l’azzurro Manfredi Palmeri. In ventiquattro giorni l’aula è stata convocata dieci volte e in molti casi i lavori sono finiti dopo le nove o le dieci sera, come è capitato l’ultimo venerdì di luglio. Insomma, è un lavoro a tempo quasi pieno.
Il progetto bipartisan è di arrivare a settembre a una delibera che introduca l’indennità al posto del vecchio sistema dei gettoni. Un’indennità con un tetto massimo, da decurtare a ogni assenza ingiustificata. «Il progetto prevede una diminuzione della somma in base alle assenze» spiega Palmeri. Il sistema deve ancora essere messo a punto, ma ha l’indubitabile vantaggio di incentivare le presenze in aula senza costringere i consiglieri a convocare commissioni inutili solo per far cassa. Naturalmente la questione riguarda il quantum e qui sono i dolori, perché la legge permette di introdurre l’indennità ma esclude che il Comune possa spendere di più e impedisce di andare oltre un tetto che corrisponde a un terzo dell’indennità del sindaco (che è di circa novemila euro al mese). In soldoni: lo «stipendio» non potrà superare i tremila euro (lordi), circa duemila e duecento netti.
Giulio Gallera, capogruppo di Forza Italia e vicepresidente dell’Anci Lombardia (l’associazione dei Comuni), propone di andare oltre e chiede un’indennità fissa alla quale aggiungere gettoni variabili, come funziona in Parlamento e in Regione: «Chiederò al ministro per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta, di modificare le norme sull’indennità per le città metropolitane. Noi troviamo giusto che i consiglieri di una città grande come Milano possano avere la giusta retribuzione per l’impegno consistente profuso. È assurda la differenza che esiste con i consiglieri regionali». Carlo Fidanza, capogruppo di An, è sulla stessa linea: «Il Comune di Milano è un’anomalia, rispetto sia agli altri comuni che a Provincia e Regione. Trovo corretta l’idea di scalare l’indennità». D’accordo anche Marilena Adamo, capogruppo dell’Ulivo: «Penso a un’indennità magari più bassa del massimale, ma slegata dalla effettiva convocazione di aula e commissioni. Al contempo servono penalità molto alte per chi diserta».