Stop dei giudici al maxi-cantiere di via Borgogna

Accolto il ricorso dei commercianti: il Consiglio di Stato fissa un'udienza a giugno sulle anomalie del progetto

Mimmo di Marzio

Colpo di scena nel pasticciaccio brutto di via Borgogna dove, sotto gli occhi attoniti dei residenti di San Babila, sono in azione le ruspe per i lavori dell'ennesimo (e inutile) parcheggio sotterraneo del centro storico. Il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar, ha accolto in pieno il ricorso dei residenti bloccando il cantiere di «Expo Borgogna Parking» fino alla data dell'udienza fissata per il 23 giugno. Il ricorso era stato presentato dalla società Bryan&Barry che ha sede nel grattacielo di dodici piani, la prima a denunciare i gravi rischi - economici e della sicurezza - derivanti dal maxiparcheggio. L'ufficio legale coordinato dall'avvocato Paolo Bertacco ha immediatamente diffidato il Comune di Milano e la società Expo Borgogna Parking a bloccare i lavori come prescritto dall'ordinanza del Consiglio di Stato che boccia nel merito la decisione del Tar affermando che «l'appello appare assistito da sufficienti elementi di fondatezza, in particolare per quanto concerne le censure afferenti alla partecipazione procedimentale ed al difetto di istruttoria». Uno degli elemento cardine del ricorso riguarda infatti un grave vizio di procedura che pone inquietanti interrogativi. La Conferenza dei servizi, l'istituto legislativo che ha il compito di acquisire pareri favorevoli o contrari alla realizzazione di un progetto pubblico, ha totalmente ignorato le attività commerciali come parti interessate; in primis la società Bryan&Barry, che ben prima del via libera al «Borgogna Parking» aveva ottenuto dal Comune l'autorizzazione alla grande ristrutturazione del grattacielo trasformato in edificio commerciale con conseguenti normative in termini di uscite di sicurezza. «Con la mano destra la giunta Pisapia approvava l'edificazione del building - dicono gli avvocati - e con la sinistra dava il via libera all'autosilo».

Strane distrazioni, strane dimenticanze quelle del Comune, per un progetto mastodontico che prometteva di stravolgere l'area per molti anni e che, nata come «financing project» (opera pubblica) si è trasformata in una mera speculazione privata per tre quarti destinata a box. «Per non parlare delle Sovrintendenze ai beni artistici, paesaggistici e archeologici che hanno totalmente disertato quella Conferenza, pur trattandosi di un'area ad alto rischio archeologico».

Fin qui i vizi procedurali. Accogliendo in toto il ricorso nel suo merito, il Consiglio di Stato rimette in discussione l'intera questione relativa alla sicurezza del progetto, in particolare per quanto concerne il mancato rispetto dell'adeguata distanza del cantiere e della futura rampa del parcheggio dai fabbricati, che dovrebbe essere di almeno 4.80 metri. Sulla questione sicurezza è stato inoltre presentato un ricorso in via d'urgenza alla Sezione Civile del Tribunale di Milano (ex art. 700) che determinerà una nuova udienza da qui a un paio di settimane. Sarà interessante vedere quanto l'ordinanza dei giudici amministrativi peserà sul contenzioso civile. Ai cittadini non resta che attendere e sperare che, una volta tanto, la magistratura ponga rimedio all'ignavia della politica.