Stop al reddito minimo Forza Italia boccia i sussidi targati Maroni

Il no dell'assessore al Lavoro Aprea alla proposta: «Sbagliata una misura per tutti senza condizioni»

No all'assistenzialismo, sì all'utilizzo dei fondi (anche europei) per l'inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro. Ma anche per affitto, istruzione e sanità grazie a un voucher da mettere a disposizione dei cittadini lombardi. In cambio l'impegno a cercare un impiego, partecipare a un corso di formazione o la disponibilità a lavori di pubblica utilità.

Non è un mistero che a Forza Italia non sia proprio piaciuta la fuga in avanti del governatore Roberto Maroni che in piena campagna elettorale per le elezioni regionali ha lanciato la proposta di un «reddito di cittadinanza». E così dall'assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro Valentina Aprea arriva la contro proposta di una Dote unica per la persona che ricomprenda proprio le politiche attive per il lavoro e quelle per l'istruzione, abitative e anche di co-partecipazione alla spesa sanitaria.

«Se ci riferiamo a una misura universale a carattere assistenzialistico riconosciuta a tutte le persone definite povere senza distinguo e senza condizionalità - spiega la Aprea - allora no, non credo che il reddito di cittadinanza possa essere la soluzione. Anzi». Una posizione in linea con la lettera inviata dalla Commissione europea ai ministeri del Lavoro e delle Finanze per negare la possibilità dell'utilizzo di fondi europei per un reddito di cittadinanza che ha sorprendentemente avvicinato Maroni a Beppe Grillo. Contaria una buona fetta del centrodestra (compresa parte della Lega di ispirazione salviniana) pronta a far le barricate al motto di «niente soldi ai fannulloni». Perché è lo stesso Fondo sociale europeo ad esigere che i programmi di inclusione sociale non possano limitarsi all'erogazione di un sussidio, ma hanno il dovere di attivare un meccanismo di attivazione dei beneficiari. Di qui la proposta dell'Aprea di «uno strumento di politica fiscale come l'imposta negativa». In pratica «un aiuto pubblico assegnato esclusivamente ai contribuenti che detengano un reddito inferiore a quello fissato come soglia». Questo, spiega Aprea, «lo svincolerebbe dagli attuali approcci assistenzialistici, legando il sussidio all'esistenza di un reddito e quindi alla necessità che la persona si attivi e produca». Mentre il reddito di cittadinanza richiede unicamente la cittadinanza come requisito per essere aiutati dallo Stato. «Avendo come unico effetto - sottolinea la Aprea - di aver aumentato la spesa pubblica, perché una volta esaurite queste misure non lasciano eredità alcuna».

Niente «sussidi emergenziali e una tantum che producono risultati in tempi brevi, ma non risolvono il problema» nella ricetta di Fi. Che nel rito ambrosiano della solidarietà si rifà alla già in vigore Dote unica lavoro ripresa nel Jobs act del premier Matteo Renzi per il contratto di ricollocazione. Ora l'assessore Aprea propone di «farla diventare Dote unica per la persona, in modo da ricomprendere le politiche attive del lavoro, le politiche dell'istruzione, della formazione e del diritto allo studio, quelle di inclusione sociale, abitative e di partecipazione alla spesa sanitaria». Il tutto da gestire con un voucher di importo crescente con cui i cittadini lombardi potranno accedere a tutte le politiche finanziabili anche con i fondi europei.