la storia

Il piccolo stava giocando con un'installazione nello stand della Corea È rimasto incastrato in un ingranaggio: lesioni a vene, muscoli e tendini

HA il pigiamino di Cars e dal suo lettino sfoglia l'ultimo numero di «Quattro Ruote». Immaginando, un giorno, di assistere al Gran Premio di Monza. Giacomo, 8 anni, sguardo vivido e capelli arruffati, a Monza ci è arrivato davvero. Ma non proprio all'Autodromo. È ricoverato da sabato sera all'ospedale San Gerardo dove i medici gli hanno salvato il braccio destro. Ora ha un gesso legato al collo che pesa più di lui, ma sta bene. A fargli coraggio è la mamma Antonella che è perennemente al suo fianco. E poi ci sono quei poster appesi alle pareti del reparto di Chirurgia plastica: immagini del Gp e Ferrari rosso fuoco che sembrano dirgli che il suo sogno può diventare vero.

In realtà il bambino ha rischiato grosso. Il suo incidente risale a sabato scorso, durante una visita a Expo assieme alla sua famiglia: mamma Antonella, papà Daniele, 42 anni, la sorellina e il fratello più piccolo. Una gita attesa dall'inizio dell'estate e di cui il papà rende conto anche su Facebook.

Durante la tappa a uno dei primi padiglioni del Decumano, quello della Corea del Sud, ipermoderno e di puro design, Giacomo è rimasto incastrato col braccio in un meccanismo: un'installazione rotante con tante lattine a spirale. Nonostante la recinzione - a norma, a quanto riferiscono i responsabili del sito espositivo - il bambino è riuscito ad avvicinare la mano all'ingranaggio per contare il numero delle lame. Ed è stato un attimo. Il macchinario gli ha risucchiato l'avambraccio rischiando di staccarglielo. Momenti drammatici e frenetici. I suoi genitori hanno cercato di bloccare le lattine rotanti per salvarlo e ci è voluto qualche minuto prima che i responsabili del sito riuscissero a spegnere il motore. Il meccanismo, che è rimasto fermo per qualche giorno, ora è sotto la stretta sorveglianza di due vigilantes.

I soccorsi al piccolo Giacomo sono stati velocissimi. Ma si apre un giallo sulle modalità di assistenza. L'ambulanza è stata infatti indirizzata all'ospedale Galeazzi, dove tuttavia il bambino non è stato preso in carico. I medici hanno preferito indirizzarlo al San Gerardo di Monza. Risultato: dalle cinque alle sei ore di ritardo nell'intervento. Ore che potevano essere evitate. Giacomo è entrato in sala operatoria solo alle 23 (l'incidente è accaduto alla 17).

Dal canto suo, l'Areu, l'agenzia regionale di emergenza urgenza, spiega che - come risulta dalla scheda del primo soccorso - in un primo momento è stata registrata solo «una fattura scomposta ma senza segni di compromissione vascolare né neurologica». Quindi si è pensato di portare il paziente nell'ospedale più vicino, specializzato in ortopedia. In realtà il bambino è arrivato a Monza con il braccio in stato ischemico. Significa che il sangue non circolava più. Se fosse trascorso ancora un po' di tempo avrebbe rischiato la cancrena.

L'operazione, svolta dal chirurgo della mano Pierfrancesco Cadenelli con il chirurgo ortopedico Daniele Berruti, è durata meno di due ore e non ha riservato colpi di scena. Il sangue non fluiva più e piano piano sono stati ricostruiti i tendini lesionati e riattaccati i muscoli. Ora la famiglia ha assunto un avvocato e ha novanta giorni di tempo per presentare denuncia. Per ora il padre si limita a giustificare la bravata del figlio: «É molto curioso».

di Maria Sorbi