Da strade a luci rosse a vie dei vip

Da Brera a piazza Velasca, dal Verziere a via Disciplini i vecchi casini sono diventati alloggi di lusso

Durante Expo Milano sarà un casino. Quanti significati in questa espressione, entrata a far parte del semplice parlare quotidiano per dire confusione. Potremmo andare sul serio in confusione se ci prendessimo la briga di confrontare la Milano di oggi alla Milano di uno, due secoli fa, per verificare quanto sia cambiata la vertebra sociale cittadina. A decidere la metamorfosi una legge vituperata: la Merlin.

Persone che oggi salgono sull'ascensore di palazzi solenni potrebbero scoprire che su per le antiche scale incedevano signori compassati per entrare in una casa chiusa, un casino nel vero senso della parola, come si evince da una ricerca messa a punto da Immobiliare.it. Si chiamava vicolo del Bottonuto: era lì la casa chiusa più diffamata e a buon mercato di tutta la città. Ora è via Albricci e non conserva proprio nulla di quelle casine a due piani, dove si diffondeva l'odore di fritto che piaceva ai gatti sui tetti, e le donnine discinte facevano l'occhiolino a chi voleva mezz'ora di distrazione. Qualcuno ha paragonato il Bottunoto al Jordaan di Amsterdam, anche solo per dire che in altri Paesi trasformano in storia quanto noi abbattiamo per progresso.

Il fine di questa ricerca? «Un po' perché ci è piaciuto tracciare un identikit della città storica, un po' per vedere come ballano le valutazioni degli immobili da un secolo all'altro e un po' per stare sul dibattitto «case chiuse sì, case chiuse no», tanto di moda» commenta Andrea Polo, direttore della comunicazione di Immobiliare.it.

Continuiamo il giro. Il Jordaan potrebbe essere invece parente della trascorsa Brera, dove le luci rosse erano candele alle finestrelle di case allegre, che più numerose si susseguivano in via dei Fiori Chiari. Le fiamme nelle bugie rischiaravano le grazie di signorine che alla finestra esponevano i doni a duetto di mamma natura, tanto che via Marco Formentini era denominata «contrada di tett», dove tett non significa di certo tetti! Trascurate e pittoresche le case erano povere, mentre oggi un trilocale in zona non costa meno di 500 mila euro. Perché via San Carpoforo si chiama così? In dialetto Sancarpofer una volta era davvero sinonimo di casa chiusa. Nell'attuale piazza Velasca ai primi rintocchi del XIX secolo lavorava la mitica Ninetta del Verzee, immortalata dal più grande poeta milanese Carlo Porta. Di certo Ninetta perderebbe i sensi se oggi entrando in casa sua le dicessero che vale 620 mila euro e lo perderebbero anche i suoi clienti tra cui il più noto, Baldassarre, che non era uno dei Re Magi.

Se qualcuno cercasse una casa a pochi passi dal Duomo e dalla Scala, magari con visuale sullo stesso splendore del castello Sforzesco, potrebbe trovare un trilocale in via Disciplini. La classe di questi interni ha mantenuto la classe di un tempo: sì, perché qui si apriva la più lussuosa casa chiusa milanese, sofisticata e celebre tra i signori d'alto lignaggio, proprio l'opposto di quella del Bottonuto. La sorte muta le sorti dei significati. Questa è la bellezza del tempo: mostra che quanto crediamo oppure abbiamo non è quello che gli uomini prima di noi avevano o credevano, perché il valore delle cose è mutevole e bizzarro. Milano durante Expo sarà un casino. Letteralmente?