Strage di via Palestro, arrestato anche il basista

Era il tassello mancante. Perché, per usare le parole dei giudici, nella ricostruzione della strage di via Palestro non era stato ancora accertato «dove soggiornarono Gaspare Spatuzza e Cosimo Lo Nigro, chi rubò l'autovettura fiat Uno, chi predispose l'ordigno, chi parcheggiò il veicolo nella via Palestro per poi attivare l'innesco». Ecco, quel tassello ora ha un nome. Si chiama Filippo Marcello Tutino, è un uomo di mafia, ed è detenuto nel carcere di Opera, dove ieri ha ricevuto un nuovo ordine di arresto. Venne coinvolto nell'attentato perché - ha spiegato il pentito Spatuzza ai magistrati - era «esperto della città di Milano dove aveva risieduto dopo essere stato allontanato da Palermo».
Fece il basista, Tutino. Per gli investigatori fu lui, che viveva a Bovisio Masciago, a ricevere in stazione Centrale i boss Gaspare Spatuzza e Francesco Giuliano, a dar loro supporto logistico, a partecipare al furto di quella che poi divenne l'autobomba, a trasporate l'esplosivo e a collocarlo nella vettura. Fu dunque, parte attiva di un'esplosione che la notte del 27 luglio del 1993 fece cinque vittime (il ghisa Alessandro Ferrari, i vigili del Fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, e il marocchino Moussafir Driss che camminava nei giardini di fronte alla Villa Reale), diversi feriti, e causò gravi danni al Pac. Per quella strage vennero condannati quali autori materiali Pietro Pietro, Antonio Scarano, Salvatore Grigoli, Antonino Mangano, Giovanni e Tommaso Formoso, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro, Gaspare Spatuzza, Luigi Giacalone e Benigno Salvatore. I mandanti, invece, furono individuati in Totò Riina, Leoluca Bagarella, Filippo e Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Giuseppe Ferro Giuseppe e Brusca Giovanni. Ma nelle sentenze che hanno affrontato la lugubre stagione stragista (1992-1994), era stata rimarcata proprio la «mancata individuazione della base delle operazioni a Milano e dei soggetti che in questa città ebbero, sicuramente, a dare sostegno logistico e contributo manuale alla strage».
Ora, grazie alle rivelazioni del pentito Spatuzza e alle nuove indagini della Squadra Mobile e dello Sco, la Procura indica in Filippo Tutino un ingranaggio essenziale nel terrible meccanismo che insanguinò anche il capoluogo lombardo. Lui che era stato allontanato da Palermo per uno sgarro ai fratelli Graviano, proprio grazie al suo coinvolgimento nell'eccidio di via Palestro sarebbe stato «riabilitato» - dice proprio così, Spatuzza - dall'organizzazione mafiosa. Cinque morti per farsi perdonare. E un posto d'onore nella storia criminale di questo Paese.