La strana resa dei centri sociali Lo sgombero? Senza resistenza

Dopo meno di 48 ore i militanti dello Zam lasciano lo Spazio Forma L'edificio è di Palazzo Marino. Che ora è in debito con gli antagonisti

È durato meno di 48 ore, l'occupazione dello stabile Atm di piazza Caro occupato sabato alle 17.30 dai militanti dello Zam, e liberato alle 10. E senza colpo ferire, non è infatti stato necessario neppure l'intervento dei reparti antisommossa. Forse perché l'operazione degli antagonisti aveva ben altri scopi che tenersi stretto l'edificio: lanciare un messaggio al sindaco, giustificare il prossimo blitz o chissà cos'altro, lo si capirà meglio nei prossimi giorni. Di sicuro non potavano pensare di rimanere in uno spazio con affaccio sulla sede del Radiomobile della Polizia locale da una parte e sulla rimessa Atm dall'altra.

Niente scontri, spingi-spingi, insulti, lanci di oggetti. Anzi, verso le 9.30 al «Pum-pum- Chi-è?-Polizia!» era già tutto finito. Sul piazzale solo personale in borghese che attendeva paziente il trasloco che i ragazzi, una ventina in tutto, hanno effettuato in un mezz'oretta caricando un camioncino con poche carabattole. A debita distanza gli «antisommossa», rimasti pigramente appoggiati ai mezzi in attesa della fine della sceneggiata.

Perché c'era qualcosa di strano fin dall'inizio in questa vicenda. Solitamente i centri sociali occupano aree dimesse da anni, meglio se in periferia, quasi sempre fatiscenti per poter poi giustificare la loro azione con un : «Se non era per noi, cadevano a pezzi». Questa volta avevano invece tentato di inghiottire un boccone troppo grosso. L'intero complesso di piazza Tito Lucrezio Caro appartiene all'Atm che utilizzava il corpo centrale come magazzino e l'hangar come rimessa per i tram. Con il tempo l'Azienda ha smesso la palazzina poi affittata nel 2005 alla Fondazione Forma, che per anni ha organizzato mostre fotografiche d'altissimo livello. Poi l'Atm è andata a battere cassa, l'associazione ha cercato di ottenere un comodato gratuito e alla risposta «picche» ha cambiato sede. L'Atm a quel punto ha ripittato i muri, rinfrescato i locali, aggiustato infissi e si preparava già a fare un bando per la prossima assegnano quando le sono arrivati gli antagonisti tra capo e collo.

Una scelta forse giusta dal punto di vista politico, ma pessima dal punto di vista logistico. Lo spazio infatti confina con la rimessa Atm e la sede del Radiomobile dei ghisa. Un calcio a una porta e gli autonomi si sarebbe potuti sedere alle scrivanie della Polizia Locale o bloccare entrate e uscite dei mezzi. Senza contare che su piazza Caro di affacciano un paio di scuole e, proprio a voler guardare il pelo sull'uomo, dietro l'angolo c'è pure il commissariato di Porta Ticinese. Inoltre i locali occupati erano stati, come detto, appena tirati a lucido per il prossimo imminente affitto. E l'Atm non aveva proprio intenzione di rifare il maquillage per l'esuberanza di quattro ragazzotti.

Così domenica si è riunito in Prefettura il Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico che ha deciso su due piedi l'immediato sgombero. La voce era subito circolata in città, giungendo anche alle voci degli stessi protagonisti che alla vista delle forze dell'ordine se ne sono andati senza fiatare. Dunque se sapevano fin dall'inizio di non poter tenere il palazzo, perché l'hanno fatto? Forse per mettere in difficoltà il sindaco Giuliano Pisapia visto che appartiene all'Atm che a sua volta appartiene al Comune. Forse per far meglio digerire la prossima occupazione, gettando sul piatto della trattativa il «Dopo tutto non vi abbiamo creato difficoltà in piazza Caro, perciò qui lasciateci in pace». Basterà attendere qualche giorno, vedere le mosse degli antagonisti e capire qual'era la risposta giusta.