Studenti, precari e disoccupati guastano lo show del premier

Non è stata la solita tranquilla passeggiata quella di ieri per Matteo Renzi arrivato a Milano al capezzale di un'Expo ferita dai sette arresti per le presunte mazzette tra cui quelle del suo general manager angelo Paris. Perché ad aspettarlo c'erano le contestazioni del centro sociale Cantiere («si parla di 18.500 lavoratori volontari che saranno occupati quasi gratuitamente a un euro all'ora. Expo grande occasione di lavoro, ma per chi?») e anche i disoccupati dei Cobas Alfa Romeo che gli hanno chiesto di far rispettare la sentenza che ne prevede il reintegro. Ma anche i genitori e insegnanti della scuola San Giusto che con cartelloni e cappelli da cuoco gli chiesto di «salvarli» dal passaggio alla competenza statale da quella comunale. Una protesta fatta a margine della sua visita alla scuola elementare di via Massaua, vecchio prefabbricato dei primi anni Settanta reso agibile grazie alla ritinteggiatura e alla pulizia fatta da nonni e genitori. «Questo testo - ha detto Renzi agli alunni regalando loro una copia della Costituzione - ci dice quali sono le regole del gioco: la regola più importante è saper stare insieme». Poi un grazie agli insegnanti per «il loro lavoro difficile, ma non riconosciuto come si dovrebbe».
Poi di corsa alla sede dell'Expo di via Rovello per il vertice con l'ad Giuseppe Sala, i ministri Maurizio Lupi e Maurizio Martina, i presidenti della Regione Roberto Maroni e della Provincia Guido Podestà, il sindaco Giuliano Pisapia e il prefetto Paolo Francesco Tronca. Sul tavolo il pacchetto di nomine e interventi per garantire un più tranquillo procedere dei lavori. Con Sala che al termine si è detto soddisfatto, ricordando che «il cantiere per la rimozione delle interferenze è arrivato al 90 per cento e quello per la “piastra” al 50». Molto meno convinto è Beppe Grillo che tra stucchi dorati e tappezzerie ghepardate della discoteca La Banque ha picchiato duro chiedendo di «fermare immediatamente tutto». Perché, secondo il comico e politico genovese «mancano ancora 4 o 5 miliardi di euro e l'Italia con il debito che ha non ce la può fare». Con l'Expo che per lui è «solo un'associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio del denaro pubblico». Di tutt'altro avviso il presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli che ha accolto il premier nel suo terzo appuntamento di ieri: «Bene l'azione del governo Renzi con la Task force anti corruzione e un rinnovato impegno di tutti a tenere alta la guardia». Critica con Grillo anche la coordinatrice regionale di FI Mariastella Gelmini. «Milano è stata trasformata nella vetrina di due esibizionisti: Renzi e Grillo. Ognuno ha piegato la città alle sue convenienze elettorali, usando Expo solo per prendere voti».