Stupro di gruppo a una 14enne: i colpevoli traditi dai telefoniniSui cellulari trovate le foto scattate durante la violenza

Troppo stupidi per pensare che filmarsi mentre violentavano la loro preda, sarebbe poi stata la prova regina della loro colpevolezza. Così ieri tre giovani sudamericani di 17, 20 e 22 anni, sono stati arrestati dai carabinieri. Nei loro telefoni e nei loro computer sono state infatti trovate le immagini dell'aggressione denunciata ai militari di Busto Arsizio da una studentessa di 14 anni, anche lei straniera. Punita in questo modo orribile per aver lasciato il più giovane dei suoi aggressori.
La vicenda era avvenuta in una tardo pomeriggio di dicembre, quando il 17enne aveva chiesto l'ultimo incontro alla giovane. Tra loro infatti c'era stata una breve storia sentimentale, interrotta dalla ragazzina. La vittima non ha avuto sospetti e si è presentata all'appuntamento nel parco del Museo del tessile in via Volta, nel centro di Busto Arsizio. Qui però oltre all'ex fidanzatino, ha trovato anche altri due giovani che l'hanno caricata in macchina, portata in un luogo appartato e violentata a turno. E forse per poterla ricattare, chiedendo altri incontri, forse per poterla solo «svergognare» facendo poi circolare le immagini, hanno filmato e fotografato gli stupri. Sicuri che lei se ne sarebbe stata zitta.
Invece la ragazzina tornata a casa, ha tenuto il suo segreto solo per qualche giorno, poi ha raccontato tutto, compreso il particolare delle foto rubate. I genitori l'hanno portata dritta di filato in caserma. Gli investigatori hanno proceduto con estrema cautela. Hanno ovviamente denunciato i tre e sequestrato loro cellulari e computer in cerca delle immagini. Subito non sono state trovate, forse erano state cancellate temendo appunto diventassero una prova. Ma i tre bulli non hanno calcolato che i moderni strumenti elettronici non eliminano mai completamente i dati immessi. Così le immagini sono saltate fuori e ieri all'alba i militari sono andati a prelevare i tre. I maggiorenni sono finiti alla casa circondariale di Varese, il minore al centro d'accoglienza del Beccaria.