«Su abusivi e quartieri Bronx Pisapia ha chiuso un occhio»

Parisi raccoglie lo sfogo dei residenti di via Gola «Se vuole, il sindaco può promuovere gli sgomberi»

Chiara Campo

«É un Bronx. Senza offendere il Bronx, che forse nel frattempo si è sistemato rispetto al passato». Stefano Parisi ha iniziato il suo tour elettorale in zona Navigli ieri da via Gola. A 500 metri c'è la folla della domenica al mercatone dell'antiquariato. In quel fazzoletto di strada che sta tra via Segantini e l'Alzaia Naviglio Pavese invece la prima persona che incrocia è un anziano che vive nel palazzo popolare gestiti dall'Aler. «Su cento famiglie, novanta non pagano l'affitto. Io sono uno di quei pochi» si sfoga col candidato sindaco del centrodestra. E lo accompagna nel cortile, raccontando la storia di quella pensionata che era in ospedale «ed è uscita di corsa, ancora incerottata, perchè aveva paura che le occupassero l'alloggio, qualcuno l'aveva allertata». É un racket. «Li chiamiamo gli immobiliaristi» è l'ironia amara di chi ha perso le speranze che la situazione cambi. Un'abusiva pensa di essere stata fotografata e protesta, «qui c'è il diritto di privacy». Ci sarebbe anche una legge che impedisce di occupare, ma gli irregolari qui sono la maggioranza e dettano legge ai più deboli, che hanno messo le inferriate alle finestre per evitare (forse) intrusioni. L'inquilino regolare riferisce che gli assessori della giunta Pisapia che sono passati di lì «hanno pure giustificato la situazione, dicono che dovremmo avere pazienza, anche loro non hanno una casa». Il palazzo popolare accanto, al civico 27, sembra un cantiere. Sono state posate impalcature sotto i balconi a rischio crollo. I muri di via Gola sono coperti di graffiti: «Acab», «Occupare», «Basta sgomberi», «polizia dappertutto ma giustizia da nessuna parte». In fondo alla strada c'è il «The Bridge Cafè», devastato un anno fa con una bomba carta, la vendetta degli spacciatori contro il titolare. Di fronte, il gestore di un altro bar-tabacchi denuncia la droga, le risse, gli accoltellamenti all'ordine del giorno. «Giuliano Pisapia non ha avuto la forza necessaria per fare in modo che alcuni interventi fossero fatti - sostiene Parisi -. Il sindaco in Italia non ha molto controllo delle forze dell'ordine e di sicurezza, ma in coordinamento con il prefetto può fare molto. Come accade a Roma, adesso: gli sgomberi si possono fare, è una questione di volontá politica. È il sindaco quello che deve promuovere questo tipo di azioni. Non dico che sono operazioni semplici da seguire, ma certo abbiamo polizia super specializzata che può fare questi interventi senza incidenti». Se sarà sindaco «via Gola non sarà più il Bronx dei Navigli ma un quartiere vivibile». Non sfugge all'osservazione che anche la Regione - che gestisce Aler - abbia responsabilità sulla situazione dell'abusivismo, «non si può dire che c'è qualcuno che non ha responsabilità, anche storiche, dato che molte case sono occupate da 20 anni. Adesso però è arrivato il momento di risolvere il problema. Ci aspettano anni di pressione migratoria forte, se in passato si sottovalutava la questione, oggi siamo al 23% di popolazione immigrata e continuerá a crescere questa percentuale». Quindi «o chiariamo da subito che chi viene a vivere a Milano deve pagare l'affitto e stare alle regole, o rischiamo un effetto emulazione e una reazione di rifiuto da parte dei milanesi. Bisogna estirpare subito questi comportamenti illegali per evitare un domani quartieri come le banlieu. Chi oggi chiude un occhio si prende la responsabilitá di generare un domani atteggiamenti forti di intolleranza e razzismo in città. Sono convinto che il prefetto capirà:, il clima deve completamente cambiare, ci sono troppe aree di illegalità e serve collaborazione». Cita anche zona San Siro.

La seconda tappa è l'incontro con i comitati dei residenti, Parisi raccoglie i loro dossier e ascolta le proteste su «movida selvaggia, abuso di alcol da parte dei giovanissimi, zero interventi dei vigili per far rispettare almeno il limite di legge dei decibel». Su questo, conferma il candidato, «mi sono informato presso i vigili, hanno ricevuto ordine di non intervenire. Con noi non succederà». Terza tappa il mercatone dei Navigli, dove incrocia anche il segretario della Lega Matteo Salvini e (dopo una sosta a base di cannoli e arancini siciliani) è il turno dei selfie con la gente.