Su Aler parte la guerra delle poltrone Anche la Cgil contro l'agenzia unica

Quella sulle consulenze folli e i conti che non tornano non è la sola partita che si giocherà sull'Aler che secondo la relazione del collegio commissariale guidato dall'ex prefetto Gian Valerio Lombardi con i suoi 8,5 milioni di euro di buco e i 342 di esposizione debitoria è a rischio crack. Perché la verifica della situazione economica e finanziaria è solo il primo passo verso quella radicale riforma chiesta dal governatore Roberto Maroni che costretto la giunta a varare una ristrutturazione che parte dal nome (diventerà Alpe con suggestivo omaggio alla padanità), ma punta soprattutto sulla riduzione delle attuali 13 società e delle 169 poltrone (costo 4 milioni di euro all'anno) a un'unico soggetto. E ieri su Repubblica Luca Beltrami Gadola ricordava che con i suoi 80mila alloggi e 230mila residenti, l'Aler potrebbe essere la tredicesima città d'Italia. Ecco perché tra le richieste e 10mila firme presentate ieri dai sindacalisti di Cgil e Sunia alla Regione c'è anche quella di non procedere all'accorpamento. Ma l'assessore Paola Bulbarelli ieri ha subito spiegato che l'agenzia unica per l'edilizia residenziale pubblica «non è così scontata, lo stesso presidente Maroni ha detto che ascolterà e terrà conto di tutte le proposte». Il che significa che in aula saranno scintille, perché sia il progetto di legge della Lega che quello del Pd, a cui si aggiungerà anche quella del Pdl in via di stesura proprio in questi giorni, chiedono il mantenimento di almeno quattro o cinque strutture territoriali. Con i relativi presidenti e consigli di amministrazione. E così Maroni si troverò da solo a combattere contro partiti e sindacati.
Tra le altre richieste presentate ieri da Giacinto Botti (Cgil), «un nuovo finanziamento pubblico, sia regionale che nazionale» visto che a fronte di oltre 50mila domande di alloggi popolari ne sono state evase 10mila e il rifinanziamento del Fondo di solidarietà e del Fondo sociale affitti a favore dei nuclei familiari in stato di reale povertà.