Successo al Miart, folla di artisti e collezionisti

In quattro anni le presenze sono aumentate di ben diecimila persone

Francesca Amé

Ogni fiera d'arte che si rispetti le sue regole. Prendiamo Miart, che ieri è stato inaugurato (da oggi e fino a domenica è invece aperta al pubblico, con un ricco programma di incontri, i miartalks, per tutti gli appuntamenti www.miart.it). Inizio fissato sempre alle 11, non un minuto prima. E tutti abbiamo aspettato. Vincenzo De Bellis, direttore per il quarto anno consecutivo, ha fatto gli onori di casa che quest'anno avevano la nota agrodolce dei ringraziamenti prima della partenza per una nuova avventura. Il critico d'arte andrà presto al Walker Art Center di Minneapolis, di cui è stato nominato direttore. Tempo di bilanci, dunque: «Quattro anni fa la rassegna della fiera di Milano presentava una novantina di gallerie, quasi tutte italiane. Oggi ce ne sono 153 (ma le richieste superavano le 350) di quelle che contano nel mercato globale dell'arte: è stato un bel cammino, ma non un miracolo».

I presupposti erano nel dna di Milano, capitale italiana dell'arte, del collezionismo e delle gallerie. «È la città italiana in cui risiedono più artisti e ha una grande vocazione al mercato». Ecco, il mercato. Se è vero che i volumi di affari non sono paragonabili a «fiere-monstre», a corazzate del calibro di Art Basel, Miart ha saputo ritagliarsi un suo pubblico e una sua identità. Ha saputo catalizzare l'interesse di collezionisti e appassionati (i dati lo confermano: si è passati in quattro anni da 32mila ai 42mila ingressi). E se all'inizio non era stato facile convincere le grandi gallerie straniere a venire a Milano, oggi ci sono nomi come Blain Southern e Richard Saltoun da Londra, Gavin Brown's e Andrew Kreps da New York. I collezionisti apprezzano. Ieri sono arrivati in fiera Patrizio Bertelli, Martina Mondadori, da Torino anche Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. In mattinata Maurizio Cattelan si aggirava tra gli espositori, pronto per la festa che si terrà domani sera a The Base, il nuovo centro per l'arte di Milano: si festeggia il decennale di «Le Dictateur», in un'edizione diretta da Cattelan stesso. Ad apprezzare le opere esposte c'era anche la famiglia Loro Piana, Daniela Santanchè con Alessandro Sallusti, lo chef Davide Oldani. Non ha mancato all'appuntamento nemmeno la raffinata Christine Macel, direttrice della Biennale Arte di Venezia. Miart accontenta i critici e i collezionisti: dall'iper-presente Lucio Fontana al pop di Robert Indiana, dal classico De Chirico alla trasgressiva Carolee Schneemann, passando per i talenti emergenti e il design d'autore. Il mercato è in salute, dice De Bellis: «Non c'è crisi nel settore, anzi si assiste a una fase di grande vivacità a livello internazionale e il pubblico si è ampliato di nuovi segmenti».