Sui barconi dalla Libia e dopo i riti vodoo a prostituirsi in strada

Arrestata nigeriana che adescava ragazze promettendo posti da commessa a Milano

L'ultima arrivata a Legnano, in via dei Pioppi 15, si fa chiamare Princess, principessa, e secondo gli investigatori della compagnia locale dei carabinieri, dovrebbe essere minorenne. Come lei le sue connazionali nigeriane Hope Daniel e Evelyn Joshua, ora 23enni, dopo essere state contattate nella loro città natia, Benin City, da un amico che chiedeva se desiderassero venire in Italia per fare le commesse in un negozio di prodotti africani, prima di partire per l'Europa e con un tale miraggio a portata di mano, di buon grado si erano fatte soggiogare da una Mama, una sorta di stregona, sottoponendosi a un rituale vodoo (che comprende, tra l'altro, la somministrazione di una bevanda mista di alcool e sangue e una serie di tagli su varie parti del corpo) pur di arrivare - in due momenti differenti, una ad aprile e l'altra a settembre 2016 - a Legnano.

Una volta in via dei Pioppi ogni fantasia coltivata durante il durissimo viaggio, però era svanita. Come hanno denunciato infatti dopo essere fuggite dalle grinfie della loro aguzzina, ad aspettarle qui, c'era la donna arrestata ieri dai carabinieri milanesi in collaborazione con la squadra mobile di Foggia. Si chiama Osadebamwen David, 44 anni, formalmente titolare di una licenza commerciale, in realtà sfruttatrice di prostitute provenienti dal suo Paese, soggiogate dai timori di spaventosi riti e strali nel cui effetto funesto le ragazze credevano ciecamente. Grazie all'aiuto della figlia 24enne e del marito (entrambi denunciati: lei per aver gestito i conti dell'organizzazione, lui, tra l'altro, perché in assenza della moglie più volte ha tentato di violentare le due ragazze) la David le riduceva in schiavitù. Quindi, tenendosi i loro guadagni per farsi risarcire del «debito» del loro viaggio dalla Nigeria, non esitava a far leva sulla vulnerabilità psicologica delle ragazze, minacciandole di morte a più riprese. Sorprendenti i lunghi soliloqui della David che inveisce lanciando strali alle ragazze, ree a suo dire di non renderle velocemente con la prostituzione il denaro speso per farle venire in Italia.

E tornando proprio al viaggio dalla Nigeria, traumi estremi come violenze di ogni genere sono esperienze comuni sia che ci si muova in autobus, a piedi e infine sui barconi nel mar Mediterraneo. Le due ragazze, pagando 35.000 euro a testa (una grossa cifra) per raggiungere l'Italia hanno solo velocizzato un viaggio in bus conclusosi in appena due mesi. Beneficiando anche della protezione dei cosiddetti connection men che gestiscono le varie operazioni di trasporto dei nigeriani verso l'Europa. Per molti altri, invece, l'odissea può durare anche oltre un anno e mezzo.

Tuttavia le due donne non sono state risparmiate dallo «spettacolo» di compagni di viaggio uccisi, torturati e massacrati di botte. Perché scappare da un inferno per raggiungerne inconsapevolmente un altro, comporta anche essere preda tutto il tempo di paure di ogni genere e subire continue esperienze mortificanti. Naturalmente sempre che la vita venga risparmiata. La rotta percorsa dalle due ragazze è passata attraverso il Niger e la Libia per poi arrivare in Italia attraverso il Canale di Sicilia. Molti nigeriani raggiungono il Niger attraverso Kano, capitale dell'omonimo stato nigeriano, situato nel centro nord del Paese. Poi, da Agadez, nel Niger, attraversando un tratto di Algeria, comincia la rotta nel deserto chiamata strada verso l'inferno che tutti i migranti sono costretti ad affrontare per raggiungere una meta importantissima, la città libica di Sebha. Il viaggio in autobus per coprire questo pezzo di strada di 2400 chilometri e dura 42 ore, ma tra assalti e ruberie la permanenza in Libia per alcuni migranti può durare anche 14 mesi.