«Sul Dalai Lama Pisapia fa il Don Abbondio»

Il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Neanche se guida una città come Milano. È questo che - a giudicare dalla pioggia di commenti inseriti nel profilo internet del sindaco - pensa una bella fetta dell’elettorato di sinistra, davvero turbato oltre ogni previsione dal caso Dalai Lama.
Sono normalmente poche unità o decine, di solito, le reazioni che suscitano le notizie pubblicate da Giuliano Pisapia sul suo profilo facebook da sindaco. Ma da quando ha fatto sapere ai suoi sostenitori che è «molto lieto» per la visita della massima autorità del buddismo tibetano, insieme a 500 approvazioni, sono cominciati a fioccare anche altrettanti commenti, moltissimi di segno negativo. «I milanesi sarebbero ben lieti di premiare l'umiltà di questo piccolo grande uomo con la cittadinanza onoraria - scrive un’elettrice - Le belle parole non interessano a nessuno, noi vogliamo i fatti! Tirarsi indietro per le pressioni di un governo che non sa nemmeno cosa siano i diritti civili è una vergogna!». «Che dribbling il Pisapia - rileva calcisticamente un altro - Come ha brillantemente evitato di affrontare il nocciolo della questione». «Che cosa meschina!» protesta un’altra. Altri commenti non sono più teneri. «Ci vuole coraggio per essere un uomo come il Dalai Lama e lei caro sindaco, dove sta il suo coraggio? Lei predica bene e razzola male, che delusione, che profonda delusione». «Come diceva Don Abbondio "quando uno il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare”». «Complimenti sindaco ci hai deluso bravo», «vergognatevi», «la giunta si è rifiutata di dare la cittadinanza onoraria al Dalai Lama in visita alla città, perché la Cina si oppone! Che figura: chinare la festa di fronte a una prepotenza!». Un altro ancora si riferisce al profilo ideologico della questione: «Non dimenticatevi che il Pisapia è un comunista tale e quale i suoi amici cinesini!». E così via, in quasi seicento commenti, dove non manca anche qualche difensore a prescindere del sindaco.
Ma le perplessità degli elettori sono condivise anche da tanti consiglieri comunali, o forse alimentano le loro posizioni, scettiche o apertamente critiche. Ieri un altro pezzo di maggioranza ha preso le distanze, la componente socialista che a Palazzo Marino schiera un presidente di commissione come Roberto Biscardini, che chiede di riaprire la discussione sulla cittadinanza: «Un errore - dice - proporla e poi non darla. Ridiscutiamone in Consiglio nelle prossime settimane, se il parere sarà unanime eviteremo sia la figuraccia che l’imbarazzo».
Non è che una delle critiche rivolte da sinistra alla «stanza dei bottoni» del Comune, per un pasticcio che ha fornito a molti l’assist per mettere nel mirino alcuni «big» della giunta o del Consiglio comunale: i conti in sospeso, d’altra parte, cominciano a essere tali e tanti da non potersi più nascondere nei corridoi del Palazzo. Un altro presidente di commissione, Carlo Monguzzi, se l’è presa coi «geni che hanno combinato questo pasticcio» (detto anche «stupidata»).
Un terzo presidente di commissione, Mirko Mazzali, aveva già fatto sapere che non aveva cambiato idea, e ieri ha cercato di sdammatizzare, con scarsi risultati. Il consigliere radicale Marco Cappato, invece ha chiesto chiarezza al governo sulle «insistenti e non smentite voci di pressioni» nei confronti di «diversi esponenti politici e istituzionali del Comune». «I cittadini - ha detto - hanno il diritto di sapere».
Commenti

capricorno.verd...

Lun, 25/06/2012 - 09:59

Non capisco certe cose. In Italia danno la cittadinanza a gente che non la merita e al Dalai Lama prima la promettono e poi la negano. Sono veramente scandalizzata. I nostri politici, sindaci ecc. fanno sempre la figura dei pagliacci.

kcastellano

Lun, 25/06/2012 - 19:58

Per fare il Sindaco bisogna avere le palle