Sul palco i Colorado «Ma non siamo la serie B di Zelig...»

Qualcuno, un po' troppo maliziosamente, li aveva liquidati definendoli «la serie B di Zelig». Ma loro, i comici di Colorado, hanno risposto alle critiche conquistando meritatamente la prima serata sulle reti Mediaset. E, non contenti del successo sugli schermi di Italia uno, continuano imperterriti le loro ilari scorribande live. Li chiamano «laboratori» espressione coniata quando, una decina di anni fa, il progetto venne lanciato sul palco della Salumeria della Musica, locale che ha tra i fondatori (guarda caso) Diego Abbatantuono. Questa sera, dopo le quattro esibizioni del maggio scorso proprio nel locale di via Pasinetti, il nutrito gruppo di comici debutterà al Teatro Nuovo. Per due sere. Il format del «laboratorio» prevede anche in questo caso l'esibizione di una trentina di artisti che sfodereranno personaggi e sketch, sulla falsariga dello spettacolo televisivo.
A capitanare il gruppo, uno dei volti più amati del programma, Angelo Pintus con i suoi esilaranti personaggi, insieme alla comica rivelazione della scorsa stagione, la napoletanissima Barbara Foria. «Diciamo che rispetto al programma di Italia uno ci sono moltissime analogie - dice la Foria, una laurea di avvocato nel cassetto - anche se il palcoscenico vero è altra cosa rispetto allo studio, dove pure abbiamo un pubblico. Ma sono spettatori inevitabilmente un po' ingessati dalla presenza delle telecamere. Qui invece il live è totale anche se i tempi scenici restano televisivi».
Oltre a lei e a Pintus, sul palco del Nuovo saliranno molti volti noti al pubblico dei talent televisivi: I Turbolenti, Pucci, Tirocchi e Paniconi, i Gem Boy, Pulci e Bianchi, Fabrizio Casalino, i Panpers, Enrique Balbontin, Gabry Gabra, Stefano Chiodaroli, Enzo e Sal, Alberto Farina; e ancora, il cast femminile: oltre a Barbara Foria, Rita Pelusio, Michela Andreozzi, Nicoletta Nigro. La Foria, che porterà il suo classico repertorio da monologhista pura, rappresenta la prima linea di una valanga rosa lanciata dal capoprogetto Dario Viola. Qualcuno l'ha definita tardofemminista. «Macchè - risponde - sul palcoscenico io parlo di noi donne e di quello che ci combinano gli uomini così come i colleghi maschi ironizzano sulle mogli e sulle suocere. La realtà è che questo resta fondamentalmente un mestiere un po' maschilista. Lei quante donne comiche conosce a parte la Littizzetto, la Cortellesi o Gepy Cucciari? Eppure ce ne sarebbero tantissime con una verve strepitosa, ma siccome sono donne vengono viste con una punta di snobismo...». La diffidenza, però, spesso circonda un po' tutta la generazione di nuovi comici televisivi: rei, secondo la vecchia guardia, di finire sul piccolo schermo senza aver fatto la gavetta vera. «In parte è vero, però la colpa non è dei comici ma di un sistema tlevisivo che illude i giovani di poter tentare la via del successo facile soltanto grazie ai talent show o al Grande Fratello, magari perchè si è bravi a raccontare qualche barzelletta. Ma ci sono tanti, me compresa, che la gavetta l'hanno fatta eccome nei teatrini di mezza Italia». E la battuta Zelig di serie B? «Macchè serie A e serie B, quando mi incontrano in strada molti mi dicono: tu sei quella di Zelig, vero?».