«Sul palco a Milano è... come una favola»

Il cantautore pop stasera all'Alcatraz presenta il nuovo singolo. «Ho vissuto a Brera e sui Navigli, ma mi sento un giramondo»

Inevitabile follia far tappa a Milano per Raf, intramontabile fuoriclasse del pop italiano in tournée italiana alla vigilia dell'uscita del nuovo album. Questa sera salirà sul palco dell'Alcatraz di via Valtellina per aggiungere al suo indimenticabile repertorio il singolo «Rimani tu», che ha appena debuttato in radio dopo il successo sanremese di «Come una favola».

Chi «rimane» nel bilancio di una carriera trentennale cominciata nei locali rock di Firenze?

«Rimangono le cose che davvero contano nella vita, al di là delle apparenze. Rimangono la musica, le emozioni e gli affetti veri».

I fan l'hanno rivista a Sanremo dopo quasi 23 anni e, aldilà del festival, è tornato alla ribalta dopo un lungo silenzio. Perché?

«Chi mi conosce sa che non sono mai stato uno che amava apparire, sgomitare. Negli ultimi anni, poi, la televisione ha dato alla musica spazi sempre meno qualificanti».

Sta parlando dei talent?

«Anche. Quelle gare sono dei tritacarne, l'antitesi di ciò che è per me l'emozione della musica, dei testi. Si privilegia solo il bel canto, ma con questi presupposti non sarebbero mai nati Bob Dylan, Battisti, Guccini. Io stesso, oggi, non avrei neppure passato le selezioni...».

Eppure tanti colleghi della sua generazione oggi sono in prima fila nelle giurie. Non la ispira?

«Per carità, molti cedono perché oggi è l'unico modo per resistere in tv. Io non potrei mai fare il giudice, non sarei in grado».

Da «Self Control» a «Cosa resterà», dal «Battito animale» a «Ti pretendo», nella sua carriera di popstar ha collezionato successi. C'è un brano a cui si sente particolarmente legato?

«Più che un pezzo un album: si intitola “La prova”, quello che poi ha venduto di meno. È un disco con influenze diverse e un'anima più rock. Io nasco come musicista e vengo dal rock».

I suoi pezzi più famosi sono però stati tipicamente pop. Potendo scegliere avrebbe scritto altro?

«Diciamo che mi sarei spinto più in là, avrei sposato più contaminazioni e sperimentato nuove sonorità. Intendiamoci, non rinnego i miei successi pop che, quando li risento oggi, conservano personalità ed energia. Sono stati il frutto di un grande lavoro. Semplici forse, ma mai scontati, mai “di plastica”. Detto questo, chi ha ascoltato bene i miei album ha scoperto, dietro le hit, anche pezzi forse meno orecchiabili ma molto intensi».

Negli anni Ottanta-Novanta è stato anche un sex symbol, idolo delle ragazzine. Come l'ha vissuta?

«Beh, non posso negare che aiuti nel successo, ma un po' ti danneggia anche. Per molti, parlo soprattutto dei critici, il fatto di essere belloccio non dà credibilità artistica. In realtà io sono sempre stato un timido e il successo mi è cascato addosso del tutto inaspettato».

E adesso, il suo pubblico è cambiato?

«Diciamo che è più eterogeneo, ai miei concerti il target va dai 25 ai 40 anni. Certo, molti sono i miei fan della prima ora».

Non ama la tv, e i social?

«Con moderazione. Uso prevalentemente twitter, perché concentra i messaggi e mi permette di stare in contatto con i miei veri fan, che sono oramai diventati amici».

Stasera che effetto le fa cantare a Milano? Ci ha vissuto anche...

«Già, otto anni. Ho abitato in Largo Treves e poi sui Navigli, conservo dei bellissimi ricordi. Poi sono diventato un giramondo».