«Sul palco porto i vizi degli italiani di... mare»

Il comico Paolo Migone mette in scena il suo nuovo show: «Ecco un Belpaese che non ha alcuna voglia di cambiare»

Ferruccio Gattuso

Il suo è un pessimismo 2.0: «Racconto la nostra Italia sempre più malmessa ma mi armo di ironia. Diciamo che alla fine faccio l'ottimista, anche se per finta». Dopo «Italiani» della scorsa stagione Paolo Migone torna in scena con l'evoluzione di quel fortunato show dove gli italiani finivano sotto la sua lente di ingrandimento fatta di comicità ma anche parecchia cattiveria alla toscana. Difatti il comico livornese non le manda certo a dire, a cominciare dal titolo dello spettacolo in scena al Teatro Manzoni da questa sera al 30 aprile (ore 20.45, ingresso 31-20 euro, info 02. 76.36.901): «Italiani di m....are». Sono dunque gli eccessi, i difetti (tanti), le virtù (poche ma buone) i tic, le abitudini degli indigeni del Belpaese a fare da materia narrativa di Paolo Migone, per una volta svestito dell'occhio nero che lo ha reso celebre in tv nel programma «Zelig». «Torno al Manzoni e ho un po' meno paura della scorsa volta spiega il comico Di solito gli show si preparano in provincia e poi si passa nelle grandi città, invece partii proprio da qui. Finì che feci quattro serate di sold out». Migone si muove in una scenografia scarna uno schermo con proiezioni video, un tavolino e pochi oggetti strategici per il monologo per raccontare la sua Italia: «Amare gli italiani è sempre meno facile: spiega l'attore toscano è sempre più evidente che non abbiano la minima voglia di cambiare. I politici, poi, sono l'esatto riflesso: a questo giro ci hanno venduto l'idea che dovevano arrivare i giovani dinamici e onesti e dài, è evidente che ci hanno servito la stessa zuppa, con contorno di scandali. Alla fine in Italia rimangono i furbi che se la cavano, le vittime che restano fregate e i migliori, bé quelli tra tra i giovani se ne scappano all'estero. E fanno bene». Una cura nazionale potrebbe essere, come racconta in «Italiani di m...are» Paolo Migone, il teatro: «Sì il teatro, e la cultura in genere spiega Ma i giovani non sanno nemmeno cosa sia il teatro: sono convinti che si tratti solo di commedie brillanti o di mattoni indigeribili. E gli italiani più adulti non è che sian meglio: incattiviti e impauriti si chiudono in casa a sfondarsi di calcio in tv». Un po' di ottimismo serve però, sennò tanto vale alzare bandiera bianca e chiedere l'intervento dello straniero: «Ci manca quello ride Migone Fino all'Unità d'Italia, se si esclude Roma antica, siamo sempre stati dominati e invasi da qualcuno più forte, così ci siamo trasformati in Arlecchini furbi. Ma questa furbizia alla lunga ci porterà alla perdizione». Ma che si mette, Migone, a fare il Grillo? «Ci mancherebbe conclude il comico livornese Io non ho ambizioni di quel tipo, mi diverto a destare le menti, a provocare sollevando risate, anche se qualcuna è un po' amara. A fine spettacolo dall'alto cala in scena un'Italia di legno appesa a un filo: invito tutti, me compreso, a rimboccarsi le maniche. Insomma, io ho un figlio di sedici anni, e vorrei vivesse in un paese migliore». Anche se pessimista, Paolo Migone un sogno nel cassetto per il futuro ce l'ha: «Uno show da clown muto, qualcosa di controcorrente sul tipo dello 'Snow Show' del russo Slava Polunin, il miglior clown del mondo».