Sul palco Robbie Williams, ultime luci a San Siro

Avete letto le cronache più recenti? Piaccia o no, dell'ex Take That (ma meglio sarebbe parlare di Take That in «stand by»), atteso domani sera ad un concertone solista in quel di San Siro (a due anni dal mega-show milanese della reunion della celeberrima ex boyband) si parla sempre e comunque. È vero, più per le sue esternazioni shock («Se mia figlia si droga, la roba gliela procurerò io»), per gli autografi sul «lato b» delle fan o per querelle su presunti plagi di aspiranti popstar di casa nostra (un semisconosciuto cantante del padovano Simone Garato lo ha accusato di plagio per il singolo «Be a Boy» ed è pronto ad imbastire una causa milionaria) che non per la musica. Niente di nuovo sotto il cielo... In fondo, a questo istrione amatissimo i tabloid britannici (e non solo) non gli hanno mai negato titoli a nove colonne. D'altronde, tra fidanzamenti, sfidanzamenti e matrimoni, intossicazioni varie, battibecchi, atteggiamenti trasgressivi e prese di posizione anche scomode, è una fonte pressochè inesauribile di notizie.
È vero, ultimamente Robbie Williams non sarà più il Re Mida del pop, la star trasformatasi in multinazionale in proprio di cui si parlava negli anni Novanta. Tuttavia l'ex ragazzo prodigio di Stoke-on-Trent, classe 1974, il più giovane dei Take That (aveva solo 16 anni quando si unì alla boy band, ancora oggi il più celebre gruppo britannico dopo i Beatles), quando sale sul palco sa ancora essere un trascinatore carismatico.
In America le ha provate tutte per far saltare il banco e dominare le classifiche, ma nonostante viva da anni a Los Angeles non c'è mai riuscito in pieno. Perché è nella Vecchia Europa che il suo approccio spericolato ed iper-energico alla musica leggera, vero e proprio mix di pop epico e rock, va ancora a gonfie vele. Nonostante alcuni flop discografici mica da ridere. Il prevedibile gran pienone di domani sera al Meazza (pochi i biglietti a disposizione: a proposito i prezzi spaziano dai 41 ai 51 euro) - ultimo live estivo alla «Scala del calcio».
Complice la paternità, «la rabbia di un tempo ha lasciato il posto ad amore e accettazione» - assicura lui -; ciò detto, se resiste il suo mito anche tra «le» più giovani è perché l'eterno ragazzo inglese sa essere quell'adorabile mascalzone dall'innata vocazione per le melodie appiccicose con pochi eguali in circolazione. Ascoltare l'ultimo album, Take the Crown, per credere. Tra l'altro, con la canzone di punta del disco, Candy, scritta a quattro mani con il Take That Gary Barlow, ha riassaporato la gioia del numero 1 in classifica in patria. Non gli succedeva più da 10 anni.