«Sul palco sono ancora una signorina snob»

Massì, «Parliamone», come si intitola lo spettacolo che Franca Valeri (con la complicità dello sceneggiatore Pino Strabioli) metterà in scena al Franco Parenti giovedì. E già che ci siamo, cominciamo dall'inizio, dagli esordi di questa splendida novantaduenne che intratterrà il pubblico con «molte chiacchiere e alcuni vecchi sketch», ma ovviamente anche con molti aneddoti sulla lunga e prodigiosa carriera di un'attrice che deve molto alle sue «passioni fatali». Per esempio alla passione per la letteratura e il teatro francesi («quel teatro scritto in un'eccellente lingua, che sa sempre essere all'insegna della finezza, quei testi nei quali la comicità non è mai univoca, diretta, ma affiora attraversando molti strati!»), a cui deve persino il nome. Un bel giorno di parecchi anni fa, infatti, Franca Norsa, ragazza della buona borghesia milanese con origini ebraiche, si trovava in compagnia della «migliore amica della sua giovinezza», Silvana Mauri, nipote del grande editore Valentino Bompiani. Silvana in quel momento aveva per le mani «un libro di Paul Valéry pubblicato da suo zio»; Franca stava iniziando la sua carriera di attrice, ma suo padre, l'ingegner Norsa, «ne era davvero poco convinto»: ed ecco che Franca Norsa, ispirata dal bel nome e dai bei versi dell'autore del «Cimitero marino», divenne Franca Valeri. In fondo non si tratta che di una delle tante trasformazioni che questa attrice con il dono dell'ironia («un dono molto scomodo, perché fa sempre vedere il mondo in tutta la sua ridicolaggine») ha affrontato dai tempi della Signorina Snob in poi. Altri tempi? «Non proprio. Lo snobismo è una formula che cambia solo nei suoi tratti esteriori, nelle sue consuetudini. Ma ai miei occhi l'intellettualismo fasullo e i sentimenti artefatti della borghesia, nella sostanza, sono sempre gli stessi». Sarà per questo che i suoi personaggi «non hanno bisogno di aggrapparsi all'attualità», e che la sua comicità feroce e insieme garbata («il mio modo di far ridere senza mai offendere nessuno») ha assunto i contorni di un classico. Ma sarà anche per questo, forse, che «la comicità fondata sullo scherno e soprattutto sull'imitazione», che va di moda adesso, la sente così profondamente lontana da sé. «Nel teatro comico ognuno deve avere una sua personalità», ripete Franca Valeri: è un suo principio, ma anche un monito per «le giovani attrici, che sono quasi tutte simpatiche e intelligenti, ma che non sempre hanno la giusta dose di invenzione». Per una di loro però, non molto tempo fa, ha scritto alcune righe di presentazione a uno spettacolo. Nella ventenne milanese Chiara Stoppa, autrice del Ritratto della salute, la Valeri ha visto «una comicità disarmante, capace di trasmettere una profonda e sobria commozione». A noi sembra di scorgerla anche in questa attrice novantaduenne.