«Sul palco sono finalmente Rita la Santa Madre degli impossibili»

L'attrice-cantante nel monologo che arriva allo Spazio Banterle

«Mamma pregava Santa Rita prima dei miei esami all'università. Mia nonna materna con la santa addirittura ci parlava. Abitudini tra magico e scaramantico hanno accompagnato la mia vita».

Laura Marinoni - attrice e cantante che ci aspetteremmo lontana da tentazioni mistiche - parla di «Rita degli Impossibili», monologo da lei scritto e interpretato, nel programma di Spazio Banterle (sede degli Incamminati, largo Corsia dei Servi 4) dal 13 al 15 gennaio. «Quando Andrea Chiodi mi ha chiesto qualcosa per il festival al Sacro Monte di Varese, mi è venuto in mente che avrei potuto scrivere la storia di Santa Rita da Cascia. Visse dal 1381 al 1457 in una terra, l'Umbria, che di santi ne ha avuti ventimila. Ed è la santa più invocata al mondo, soprattutto nei casi disperati. Potevo non restarne affascinata?».

Marinoni, con la tenacia che mette in ogni lavoro (da non molto l'abbiamo apprezzata in «L'amore ai tempi del colera», da Gabriel García Marquèz), ha fatto ricerche sul campo. È andata a Cascia, precisamente a Roccaporena, in cima a una montagna dove Margherita Lotti visse isolata dal mondo. «Per anni si rintanò nel bosco, vestita di stracci, mangiando bacche. Una reietta, rifiutata da tutti. Aveva perso i due figli ed era stata sposata a un assassino, mentre imperava la guerra tra guelfi e ghibellini. Rita era stata cacciata anche dalle porte del convento agostiniano dove voleva vivere da monaca, per servire Dio ed espiare i peccati. Quella donna, madre e moglie, era pericolosa». Il monologo di Marinoni comincia da un episodio prodigioso. «La leggenda racconta che Rita venne sollevata in volo dai santi Agostino, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, che così la tolsero dall'eremitaggio, e depositata nel convento dove visse il resto dei suoi anni. Parto da lì per ripercorrere la vicenda di una donna che la chiesa impiegò secoli prima di fare santa: lo diventò con papa Leone XIII, nel 1900. Molti documenti che la riguardano sono spariti. La santa viene fuori dalla donna, non una vergine ignorante e timorosa, ma una che sapeva leggere e scrivere, una donna colta. Ho recitato il monologo con ottima accoglienza a Varese e per il centro spirituale che frequento vicino ad Assisi. Rita ha molti devoti. Quando in maggio sono andata nel santuario alla Barona, a prendere le rose benedette, non vi dico la folla che c'era: oltre agli italiani, tantissimi filippini e sudamericani. Commovente. Confesso che studiando Santa Rita cose mie personali sono entrate in contatto con quella storia di secoli fa». Non basta per fare di Marinoni una classica devota di Rita, ma è una tappa nella ricerca spirituale che da anni la coinvolge. «Ho un progetto teatrale sulla spiritualità ai giorni nostri. Attraverso un questionario inviato agli amici indago sul nostro rapporto con il sacro. Mi aspetto risposte sincere, punti di vista di cui qualcuno, ai tempi che corrono, magari si vergogna». AB